Rassegna storica del Risorgimento

TOSCANA
anno <1926>   pagina <494>
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citerà della caserma) .che; fu una delle poche persone che poterono vedere la salma del giovine Triestino, ammirata, riferiva il suo giudizio con queste sem­plici eloquenti parole s El pareva Cristo tira zo da la erose *
Non a questo punto ha termine l'opera poderosa del Salata, che nei ca­pitoli seguenti tratta delle manifestazioni ;ee si ebbero nelle varie città e re­gioni della Penisola contro la severa condanna e la spietata esecuzione dell'O­berdan e particolarmente delle frequenti dimostrazioni che, negli ultimi giorni di dicembre e nei primi mesi dell'anno nuovo, si andarono inscenando Contro l'Austria, mentre i nostri ministri, il Depretis e il Mancini, si davano tutte le premure per impedire le manifestazioni irredentistiche, non si peritavano ad ag­gravare la posizione dell'Oberdan con l'accusa di assassinio politico che non gli era stata contestata nemmeno dai giudici militari austriaci, e si dimostrarono pronti ad accogliere, anzi qualche volta a prevenire le stesse richieste del Governo di Vienna. Si può anzi aggiungere che se non si fossero fermamente opposti Io Za-nardelli, ministro della giustizia, s il Baccarini, ministro dei lavori pubblici, pro­babilmente il Governo italiano, calpestando ogni sentimento di dignità nazio­nale, avrebbe finito con l'accordare l'estradizione dei complici dell'Oberdan che erano stati arrestati sul nostro territorio, cioè di Donato Ragosa e Antonio Giordani, il farmacista di Buttrio, che aveva accolto i due compagni e aveva loro procurato la guida per oltre il confine. In questo modo, sottratti alle spie­tate leggi austriache, i due complici furono sottoposti al giudizio dei giurati di Udine che li mandarono assolti, mentre quasi nello stesso tempo finiva con la generale assoluzione un altro processo, a Roma, intentato contro coloro che per protestare contro la remissività del Governo italiano alle ingiunzioni di Vienna avevano dato origine ai tumulo di piazza Sciarra. A queste assoluzioni di li-dine e di Roma, poco dopo l'Austria rispondeva condannando a morte il Sab-badini, l'umile vetturale arrestato a Ronchi coll'Oberdan, ma poi per sovrana clemenza la pena capitale era commutata in dodici anni di carcero duro.
Negli ultimi capitoli il Salata tratta ampiamente delle manifestazioni in onore del Martire triestino e insieme dell'indirizzo della politica italiana, in­terna ed estera, riferisce, sulla scorta degli atti parlamentari, le discussioni che nel marzo e nel maggio si tennero alla Camera, e accenna, in ultimo, alla per­secuzione della memoria di Guglielmo Oberdan, durata quanto durò la Tri­plice, più feroce, come si può facilmente immaginare, in Austria, ma severa, costante, ingiusta anche in Italia. Nessuno dei governi, che si succedettero per oltre trent'armi, andò immune dal peccato di soverchia acquiescenza alle pretese austriache e il sacrificio del Martire fu deliberatamente misconosciuto e ridotto dallepersecuzioni govefnatjVe alle catacombe dei più fedeli. Solo l'ultima grande guerra ridava alla nobile fulgida figura'di Guglielmo Oberdan e al suo sup­plizio volontario il puro,carattere di rivendicazione nazionale.
Ma l'opera mirabile del Salata non termina, nemmeno, con questa parte de­dicata al culto e all'apoteosi de! Martire triestino. Seguono numerosi documenti