Rassegna storica del Risorgimento

DE MAGISTRIS CARLO PIO
anno <1926>   pagina <513>
immagine non disponibile

Aitì ufficiali MS
che la nostra scuola media, pur avendo tanti maestri eccellenti, non riu­sciva più, per cause varie, a guidare e ad indirizzare ad una mèta pre­cisa le energie giovanili.
Ma il Raulich non era uomo che disperasse delle sortì della scuola italiana ai cui vitali problemi prese ad interessarsi sino dagli anni suoi giovanili, con mente e cuore di saggio educatore.
Spirito equanime, egli non poteva approvare certi esclusivismi cari a troppi centri risonatori di voci (non so se più superficiali o settarie) contro la scuola privata, quasi che i fervidi-, sostenitori dei diritti dello Stato educatore non dovessero e non debbano tuttavia desiderare che isti­tuii regi e istituii privati d'istruzione media possano vivere e prosperare ift un'onesta gara per l'educazione dei giovani.
In tempi di libertà scriveva il Raulich nel 1888 (aveva allora 26 anni) tutte le forze hanno diritto di propagarsi, cospirino esse ad ac­crescerla o cospirino ad offuscarne il superbo splendore. Ed è appunto dal contrasto di queste forze che si esce temprati alla vita, come l'ac­ciaio che ha subita l'azione del fuoco; perchè il trionfo di un'idea è lungo .g laborioso tra un battagliare continuo degli elementi conserva­tori, fermi nel proposito di non cedere nulla di quanto per essi il tempo ha ormai fatto sacro, e delle forze innovatrici combattenti col vigore che viene dall'altezza dei propri ideali. Poiché adunque è nel con­trasto che si tempra l'idea, ben sia la lotta, e cadano gli esclusivismi, se pure alcuno di noi pensò mai di porre al bando della legge quante scuole non sono della nostra chiesa .
Md accennando ai rapporti fra la scuola e la famiglia ed alla scuola classica l'istituto al cui studio vuolse sempre in particolar modo le sue attente cure, soggiungeva: Taluno, a volte,,In cui manca la piena coscienza del dovere; crede compiuto l'obbligo suo, quando il figlio ha messo piede nell'aula di una scuola purchessia. Però, per quanto amorevole e saggia possa csssere l'opera del maestro, essa sarà ineffi­cace, se non la soccorre e l'accompagna quella delle famiglia. Disgra­ziatamente rade volte questo avviene, e il duro sonno è rotto soltanto allora quando, per insufficienza* di preparazione e di studio, l'alunno falli­sce nella prova finale. Ma vi ha di peggio. Avviene spesso che, mentre l'assiduità del maestro intende a guidare i discepoli nel campo di certi studi, che agli OfoM del volgo non producono frutti immediati e appari­scenti, ai formi nella stessa famiglia una forte corrente ripulsiva, la quale, appunto perchè meglio, accarezza gli istinti giovanili insofferenti di ciò che ha nome dovere, finisce con lo sconciare turpentemente l'opera della scuola. Ed è per ciò che l'antichità classica la quale è il patrimonio