Rassegna storica del Risorgimento

DE MAGISTRIS CARLO PIO
anno <1926>   pagina <516>
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Non basta. Il Raulich, che era stato sempre convinto assertore di quella severità e serietà, di studi troppo spesso compromesse dalla debo­lezza altrui, vedeva raggiunti alcuni alti fini al cui conseguimento aveva contribuito con l'esempio, con la parola e con gli scritti : vedeva cioè dato un migliore e più sicuro ritmo di vita ai nostri istituti medi; instaurato nella scuola quel giusto rigore che la parte sana del Paese da gran tempo reclamava; chiuso finalmente il troppo lungo periodo di tutte le facilita­zioni largite agli scolari per gli esami di licenza e di promozione, che, opportune negli anni di guerra, avevano poi, nel loro perpetuo rinno­varsi, messo in grave disagio spirituale quegli insegnanti che di educa­tóri non hanno soltanto il nome.
Fermezza dunque e nobiltà di proposili e di azione; sicuro e vigile senso di responsabilità de' suoi doveri d'insegnante e di preside, e fer­vida costante aspirazione al bene alimentata da un alto ideale di educa­zione civile e morale animarono sempre nella scuola l'opera di questo maestro esemplare.
E non soltanto nella scuola. Anche nella condirezione della Rassegna Storica del Risorgimento, nel nostro Comitato, nella Giunta del Consi­glio Superiore per l'istruzione media e poi nella seconda Commissione ove era stato chiamato dalla fiducia di S. E. Fedele, nei molteplici e de­licati incarichi da lui scrupolosamente compiuti in servizio dei Ministeri dell'Istruzione e dell'Economia Nazionale; dovunque insomma esplicasse la sua attività, egli rivelava costantemente quella sicura competenza ed austerità di coscienza che gli erano proprie.
Ne trascurabili sono le benemerenze dello studioso.
Il suo primo lavoro, uscito nel 188S nella Rivista Storica Italiana, riguarda La prima guerra fra i Veneziani e Filippo Maria Visconti. È uno studio non scevro di qualche difetto, sia per ciò che concerne lo stu­dio incompleto delle fonti, sia per quanto si riferisce alla piena compren­sione delle condizioni sociali e politiche del Ducato milanese durante ìl governo di Filippo Maria Visconti, diffidente, cupo, sospettoso, ambizioso, sì, ma fornito di una indiscutibile abilità diplomatica, onde fu mosso a tessere le fila di una politica spesso improntata- il witeri 'ohe diremmo repugnanli alla nostra coscienza se non dovessimo considerare che per la maggior parte dei reggitori degli stati italiani nel secolo X V (non e-sclusa la Repubblica di S. Marco) l'adottare qualsiasi mezzo, pur di riuscire nei loro intenti, era, nella consuetudine del tempo, una necessità politica.
Comunque, in questo suo studio il Raulich già rivela doti egregie di scrittore lucido e preciso e di critico accurato ed obbiettivo, '