Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <539>
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// marchese Giorgio THvulz io-Pallavicino (iJ96-iy8) 539
razione, il cui programma jj. lira l'indipendenza dallo straniero, l'ado­zione della Costituzione Spagnola, la creazione di una Guardia Nazio­nale. Della setta questa società conservava l'origine, l'organizzazione fondata sulla segretezza e sul giuramento, ma ii la pitè atta a trasfor­marsi in un libero movimento popolare, abolendo simboli, diplomi e riti misteriosi. Come segni di riconoscimento avevano: il saluto, fatto unendo entrambe le mani, a] quale si rispondeva col porre la mano destra al fianco, come per appoggiarla all'elsa d'una spada, la formula di saluto era: a Che cosa bramale? U indipendenza É llalim . Inoltre portavano tutti ì Federati una spilla nera al lato sinistro sul petto in modo visi­bile ed un nastro del colore che veniva indicato dal rispettivo capitano e che doveva essere esibito in caso di necessario riconoscimento. Il loro motto era: coraggio, patriottismo, onore ed erano vincolati da giura­mento alla promessa di segretezza e fedeltà alla Costituzione ed al Re sarebbe stato eletto é, ' cooperare con ogni mezzo ad ottenere la Co­stituzione di Spagna o quella che fosse reputala più analoga e di invo­care il castigo di Dio su colui che violasse il segreto .
Poiché prossimo si sperava il momento di agire si erano creati dei capitani d'unione, ognuno dei quali aveva il dovere di aggregare quattro proseliti, senza però che questi conoscessero altri affigliati all'infuori di colui che aveva sollecitata la loro adesione. Questa misura di prudenza, per cui anche in caso di tradimento di uno degli adepti non si com­prometteva che un solo membro della società, non ne costituiva però una forza, ma una grave, intrinseca debolezza, perchè i membri non si trovavano mai ad operare in solida collaborazione, non si sentivano mai vigorosamente diretti. I capitani d'unione obbedivano alla loro volta ad un capitano di Distretto, questo dipendeva dalle alte Autorità dell'A-delfia su cui la Federazione s'innestava ed entrambe facevano capo al Gran Firmamento di Parigi. I federati lombardi, convinti però che sa­rebbe stata una follia tentare colle sole forze locali di cacciare l'Austria e non potendo per il momento né volendo suscitare un moto popolare dopo la triste esperienza del 20 aprile 1814, ponevano ogni speranza nel Piemonte, dove le idee democratiche e liberali venute dalla Francia avevano trovato accesi sostenitori anche negli ufficiali superiori dell'eser-1qttp, urtati dalla condotta reazionaria e retrograda del Re, spinti nella lotta ineguale contro l'Austria dal Gran Firmamento di Parigi e fiduciosi di poter costringere, coll'appoggio di Carlo Alberto. Vittorio Emanuele
(.!) BERSANO: Atti delta R. Accademia delle Scienze dì Torino, Anno 1910, e CUBANI: Voi. Hl, p. 31 e sgg.