Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <551>
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// marchése Giorgio Trivulzio-Pallavicino (1796-1878) 551
prove giuridiche e piene. La sera medesima del 13 egli veniva arre­stato, dopo un vano tentativo di fuga.
Il giovane Marchese tenta di scagionarsi nelle proprie Memorie (1) affermando che il Conte presuntuoso e sprezzante avrebbe potuto a tempo porsi in salvo, messo sull'avviso non solo dagli arresti avvenuti, ma anche da taciti suggerimenti di persone bene informate e riesce in­fatti oscuro perchè, pur non trascurando progetti e preparativi di fuga, non vi provvedesse in tempo utile, tanto più che la Polizia non mo­strava di dimenticarlo. Pallavicino insiste dichiarando che le sue depo­sizioni furono non la causa, ma il pretesto, della cattura dell'amico additalo dalla voce pubblica pitale capo della cospirazione lombarda / fallita l'impresa l'arresto di lui era inevitabile, la Polizia lo avrebbe forse imprigionato qualche giorno più tardi, ma indubitamente, anche senza le sue confessioni. Sta di fatto però, come si legge nel rapporto suaccennato, che queste, dissipando ogni dubbio, spinsero la polizia ad agire ed è doveroso riconoscere che fu il Pallavicino, colla sua incauta costituzione prima e colla sua leggerezza poi ad offrire gli elementi es­senziali per imbastire un processo d'alto tradimento. Egli è poco veri­tiero ed ingiusto quando scrive che probabilmente il processo del '21 avrebbe colpito soltanto i fuorusciti senza Vincomprensibile ostinazione del conte, che rifiutò di mettersi in salvo credendosi intangibile e manca di generosità quando aggiunge che questi fu condannato soltanto per colpa propria, appoggiandosi a quanto scrisse il Salvotti a proposito della pertinacia del Confalonieri nel suo delitio, che venne da lui con una specie di iattanza confessato . Egli conosceva pure qual conto si dovesse fare di tali dichiarazioni di un giudice di cui egli stesso aveva conosciuto i sistemi infernali . Mancando (2) i Costituti del Confalo­nieri è necessario valersi semplicemente delle affermazioni sparse nelle sue memorie, della Relazione Salvotti e dei rapporti dell'epoca pubbli­cati dal Sandonà, dal D'Ancona ed esistenti in parte all'Archivio di Stato. Da questo materiale risulta che il Gonfalonieri negò sempre lo scopo nazionale della Federazione e la sua attività come capo di essa, ma, quantunque anche il Pallavicino nelle sue deposizioni dichiarasse di non conoscere né il capo, né il fondatore, poiché il Conte l'aveva aggregato, ma non gli aveva detto di essere membro (3), dopo la pubblicazione
(1) Afe/norie del Pallavicino, p. 1.
(2) (Rintracciati ora dal Sen. Salata, ma non ancora usciti alle stampe) N. d. A-
(3) Costituto,