Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <554>
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Luisa Filtri
a dichiarare che le solfc- dichiarazioni di Gaetano de Castillia davano appoggio alla procedura, perchè il Pallavicino, mentre da principio aveva dato le più grandi speranze, fingeva ora des ègarametits d'esprit j) che non facilitavano il compito della Commisione. L'in­quisizione procedeva lentissima anche dopo l'arrivo del Salvotti, il quale valendosi del suoi mezzi di esperimentato criminalista, sapeva eccitare la sensibilità, l'amor proprio, la dignità degli imputati ed agi­tava a proposito (dinanzi IRÌ, loro., echi il. miraggio della speranza o l'orrore del capestro, tuttavia non riusciva a dare un più rapido e so­lido indirizzo al processo, tanto che nei settembre Francesco I che pe­dantescamente seguiva Tiquisizione di Lombardia, visto l'inutile, anzi pericoloso trascinarsi di quel processo, finì per ordinarne la chiusura. Ma allargatasi l'inquisizione agli imputati bresciani, proprio in quei giorni l'abilissimo giudice aveva ottenuto dal Conte Ducco gravissime deposizioni per cui il Processo ritrovava solide basi.
Intanto però anche le ammissioni del Borsieri, del Tonelli, delTA-rese, arrestati per un imprudente biglietto del Gonfalonieri alla moglie, avevano già peggiorato d'assai la .posizione di questo e del Pallavicino. Il primo appariva, quale era stato, il corifeo dei liberali lombardi, al se­condo veniva ad aggiungersi al delitto spontaneamente confessato l'ac­cusa di aver progettato il sequestro e forse la soppressione del mare­sciallo Btibna, la partecipazione ai progetti d'una Guardia e di una Giunta Nazionale, il versamento di forti somme alla Federazione per scopi rivoluzionari.
Il Pallavicino tentava di mantenersi corrente al sistema negativo di difésa adottato dopo l'infausto costituto del 13 dicembre, malgrado la Commissione mostrasse di non credere alla sua esaltazione, gli mo vesse infinite contestazioni, cercasse turbarlo rivelandogli compromet­tenti dichiarazioni vere o false, dei suoi compagni. Il primo interroga­torio condotto dal Salvotti l'i 1 giugno del '22 (à ci permette di sta­bilire un confronto fra i mezzi personali di questo giudice e quelli del suo predecessore. Il costituto si apre con un caldo appello ai doveri ed ai sentimenti dell'imputato come figlio, come cittadino, come uomo, còme erede d'un gran nome, per invitarlo a lasciare lo sciagurato sistema di ritrattazione ed a rendersi conto della grave situazione. Ma inutilmente lo incalza. Salvotti che persistendo in quella condotta non è già la sola coscienza che egli tradisce << ma egli tradisce se stesso.
(1) D'ANCONA, p, 283, op. cii.
(3) XII Costituto dell'ir giugno 1822.