Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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555
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// marchese Gìorgàb Wwulzio-Pallavicino (f-y96-j8i) 555
i suoi parcnM, ima tenera madre di cui egli dovrebbe rispettar* il do-tore* pensando a oual fine si y, preparando con questa sua inesplicabile óslùiazionc , inutilmente: vorrebbe provargli che ormai, dopo le ampie confessioni dello stesso Confalonieri, la sua trattazione si risolve nell'accusa di calunniatore all'amico e la. sua testardaggine in una offesa maggiore al Governo, il quale non pensa che a giovargli. Pallavicino insiste che non ha nulla da aggiungere, si dice pronto ad espiare il suo delitto e ad insegnare agli altri ad essere sudditi fedeli ed anche a costo di apparire stupido e cattivo non vuol tradire la propria coscienza che gli impone di ripetere (.1): .fui in Piemonte, ma temo fortemente di aver calunniato il Confalonieri... Io ho ceduto al mio ghiribizzo ed alla tentazione del diavolo ,
Avesse il Pallavicino opposta tanta fermezza d'animo sin dall'inizio alle arti ed ai raggiri della Commissione! La triste esperienza gli faceva ora vedére ovunque tranelli ed insidie ed invano gli si fece conoscere quanto aveva confessato Geeiano Cast Olia, invano gli si opponeva che dal momento in. cui aveva aggregato costui doveva necessariamente ancor esso aver appartenuto alla federazione ed invano finalmente gli .sii. obbietta lo stesso deposto del Confalonieri che ammetteva di avergli parlato egli per il pi-imo della Federazione e mostrati'0. statuii (2).
Il Pallavicino, abbiamo visto, mentre non rinnegava "quelle azioni che avendo un carattere personale non compromettevano che lui, respingeva vivamente quelle accuse che avrebbero potuto compromettere altri e rispondeva che Gaetano de Castillia doveva essere impazzito se aveva parlato di lui come di un Ufficiale della Guardia è che Confalonieri mentiva od era febbricitante se aveva compreso il suo nome nella lista della stessa Guardia Nazionale, quanto alle somme da lui disposte per la Società, non potendo spiegare i grandi vuoti del proprio bilancio, si trincerava dietro la scusa di non ricordare e di non capire più nulla. Gravissima era anche l'imputazione di aver progettato il sequestro o forse la soppressione del maresciallo Bubna. Dimostrare l'inesistenza di tale complotto, destinato a facilitare i disegni della Società nel caso dell'occupazione piemontese, non è facile e non è da escludersi che al giovane marchese dalla fantasia eccitabilissima, dalla mente irreflessiva. un tale compito, potesse sembrare una eroica missione.
ÌI) XIII Costituto del 6 settembre rSas.
(a) Relaaione Salvotti. Archivio di Stato. Vedi G. PALJUAVICINO.