Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <557>
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revenu de Tur in pour en diriger l'execution au moyen de deux sicaires . 11 Pallavicino negò sempre eli essere a parte della cosa e sogghignando osservava che le rane non possono attaccare i leoni .', tuttavia alla conclusione del procerso, Salvotti scriveva: (fi)1 non sappiamo ì vero se questa otriòile idea abbia ricevuto il carattere di un formale complotto e se forse anco, si sia fatto qualche tentativo per condurlo ad effetto. Ma questo solo pensiero, sull'eseguibilità del quale lo inquisito insisteva sic­come attestava Carlo de Castillia, può farci appressare pienamente là tendenza esagerata e pericolosissima, che in quell'epoca aveva ricevuto il nostro inquisito . Siamo sempre nell'ambito dei delitti intenzionali.
Intanto 1' 8 novembre si procedeva anche ad un ;coiriroiito .con Gaetano de Castillia (2), voluto dal Pallavicino per sempre più far bj'illare la verità . Ma anche di fronte al contrito ed abbattuto Ca­stillia il petulante e beffardo Pallavicino non cambia linea di con­dotta, smentisce di averlo aggregato alla Federazione, di cui nega di conoscer alcun membro, io taccia da pazzo per aver deposto in altro senso e dichiara che non avrebbe mutato sistema finché avesse fiato in corpo per far omaggio a verità e si allontana dicendogli con scherno: t Sta allegro che già non ci impiccano più di una volta .
Visto inutile ogni tentativo di indurre questo singolare detenuto sulla via della verità, gli si assegnano le difese; ciò consisteva nel con­segnare all'imputato per tre giorni gli estratti di tutti i suoi costituiti fatti dall' Inquirente ed in base a questi senza consigli, senza aiuti egli poteva tentare, attraverso il poderoso incarto, di concretare un piano di difesa. Il 29 novembre Pallavicino presenta alla Commissione la propria difesa (3) dove riprotesta malgrado il sofferto rigoroso trattamento di dover insistere nella ritrattazione in omaggio alla verità, dando an­cora una prova di essere affatto indifferente all'idea del pericolo che gli sovrastava. Il pentimento del suo trascorso pareva non essere mai. di­sceso nel di lui animo . È l'ultimo disperato tentativo per salvare i compagni ch'egli aveva compromessi, mentre nei propri riguardi dimo­strava, scrive il Salvotti: L'assoluto disprezzo della vita, figlio forse di quel politico esaltamento e di quel punto d'onore che il fece pentire delle sue prime confessioni , lo ripetiamo mai egli cercò la propria sal­vezza a danno dell'altrui; già agli inizi del processo, così ai rivolgeva
0) Relazione Salvotti.
(3) xrv Costituto.
(3) Vedi documenti pubblicati dal D'ANCONA, op. al., p. 358.