Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <564>
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54 Luisa Fióri
giovane non trascurava occasione di testimoniare al Conte, il proprio pentimento e la propria dèvózldjite., come ammettere che senza ragione alcuna risolvesse poi di ribellarsi a quella tirannia egemonica che, pro­digiosamente, Il Gonfalonieri: riuscì a conservare sui compagni anche allo Spielberg?
Il 23 febbraio a mezzogiorno le pòrte dell'orribile fortezza si chiu­devano alle spalle di quegli infelici, di cui alcuni lasciarono nella rocca morava la vita, tutti il vigore giovanile e la salute. Li raggiunse il 0 marzo il Confalonieri reduce del suo viaggio a Vienna e dell'infruttuoso colloquio con Mettermeli. Intanto il i marzo il direttore di Polizia di Brnnn, Muth, aveva interrogato i nuovi arrivati e dai protocolli stesi in quell'occasione (1) vediamo come il Pallavicino,, benché dinanzi ormai alla tristissima realtà, protestasse ancora una volta che tutto quanto era risultato a suo carico egli l'aveva fatto di suo proprio senno, non .essendo stato consigliato da alcuno-
Presente alla memoria di tutti gli Italiani, per tacere - atee forse meno esatte e veritiere- è la toccante, commoventissima narrazione, sce­vra d'odio anche verso gli aguzzini, cke: il dolce Pellico ci ha lasciato della vita di patimenti e di amarezze condotta dei prigionieri nella tomba senza pace , vestiti dell' ignominiosa divisa del galeotto, gra­vati di catene, torturati dalla fame, dall' inedia, dall' inoperosità esaspe­rante e da un lavoro avvilente e nauseante, nessun contatto col mondo, nessuna nuova, nessun aiuto della famiglia, nessun rapporto con questa, all'iufuori del polizzino a firma del Governatore che ogni sei mesi in­formava i parenti della salute del detenuto e elle doveva farsi sempre più allarmante per tutti.
A tutto questo s'aggiungevano le visite giornaliere, le perquisizioni sbirresche, lo spionaggio che troncava ogni ingenuo tentativo di con­tatto spirituale fra quei disgraziati, nei quali J, scorrere disperatamente monotono ed ugualmente triste del tempo toglieva colla vigoria la luce della speranza. E li rodeva il dubbio dell'esistenza Vivo io ancora? si chiedeva il Pallavicino e nel dolore del rimembrare il passato trovava la risposta a tale incubo. Anche il conforto della lettura venne presto negato. Il Confalonieri attribuisce (2) al ritrovamento di Milton nel pagliericcio del Pallavicino, una minuta perquisizione avvenuta il 23 marzo del 1826 sulle persone dei carcerati, il cui risultato fu il seque-
(1) SANDQWA, pp. 283-284.
(2) Memorie del Confalonieri, pp. 206-au,