Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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573
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// marchese Giorgio Trmuteio-Pallavicino f/ó-MS) S7A
ma timoroso della formazione di un forte stato limitrofo, tentava ogni mezzo per impedire l'unione del Piemonte colla Lombardia a faceva implicitamente cosi il giuoco dell'Austria.
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Vista l'inutilità della sua missione volontaria a Parigi il Pallavicino faceva ritorno in Italia nel novembre del '48 e fissava temporanea dimora in Torino. Il Piemonte era pur sempre il paese nel quale ponevano tutte le loro speranze gli esuli, poiché malgrado il disastro militare, qui si erano difesi la libertà delle istituzioni ed il diritto ad una politica indipendente.
Nelle Memorie (i'j il Marchese riferisce dettagliatamente un suo colloquio col Re, al quale egli espose lo; .;s;tatO-: -M eose quale era apparso a lui in Francia, invitandolo, poiché non si poteva contare né sull'appoggio né sulla mediazione straniera, a riprendere la guerra. Ma Carlo Alberto, dopo proreste di devozione alla causa italiana, promesse di protezione agli emigrati lombardi, si dichiarò pel momento deciso a non riaprire le ostilità contro l'Austria. Le stesse pesti, dichiarava il Pallavicino, paralizzavano ancora il Re: gesuiti e mazziniani, e come aveva tuonato contro Mazzini durante il Governo Provvisorio in Milano, cosi ora non perdeva occasione dì sottolineare gli imbarazzi che inconsapevolmente veniva.;; jceando. al Paese quel grande agitatore. Confessa il Marchese che in quell'ora grave egli doveva fare violenza a se stesso per non odiarlo, quantunque in linea di massima mirasse alla stessa méta. Infatti lottavano per una stessa causa con ugual fede e con pari spirito di sacrificio, ma differivano nei mezzi, nella via per vincere. Forse, ammetteva il patriota lombardo, all'Unità ed all'Indipendenza, si sarebbe arrivati meglio colla RepifoMlcav 13- >oichè questa rappresentava una forma governativa maggiormente evoluta, per la quale le coscienze non erano ancora mature, perchè, la soluzione del problema nazionale non venisse ritardata di un secolo, come la massima parte degli uomini dotati dì senso pratico che collaboravano al nostro riscatto, egli piegò alle necessità del presentì.
Però quantunque egli protesti di essere stato repubbfici'nó fi.n> dall'adolescenza, in realtà non troviamo nella vita di lui argomenti per sottoscrivere tale dichiarazione.
Sarà stata questa una pura ed astratta aspirazione per quella forma
(x) Voi. II, p. 6.