Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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Luisa Fiori
di governo idealmente concepita come perfetta. Infatti- giovinetto: sae-cende per Marat, il Re tóbun'ojja- ventiquattro anni aderisce alla federazione, quando questa aveva; già modificate le proprie tendenze originariamente repubblicane,. Come Federato assolse una missione a. Èarìo Alberto, in cui tutti vedevano il probabile Re;! tnfcntrato in patria, dopo la lunga parentesi della prigionia e dell'esilio, lavora a promuovere la fusione della Lombardia col Piemonte sotto la bandiera dei Savoia; presidente della Società Nazionale prima, prodittatore .a Napoli poi il suo programma è: Unità d'Italia con Vittorio Emanuele. Tutto ciò dunque non prova una fede repubblicana. Ad ogni modo egli guardò a Mazzini come ad un responsabile di gran parte dei nostri mah' e durante la sua vita politica spesse volte gli si pose di fronte, fiero ed aperto avversario, giudice severo e soltanto negli ultimi anni di sua vita disgustato d1 un sistema che egli giudicava la- negazione della, logica e della mortile si accostò a lui considerandolo coinè il vero, come -'V-unico rappresentante del patriottismo Italiano *.
Per il passato l'aveva sempre giudicato (r) im sublime yiion;aio. che non cessava di creare ostacoli, predicando una repubblica ALLORA impossibile, al compimento del programma nazionale .
Tuttavia la guerra, in cui il Marchese poneva tutte le proprie speranze, pareva ridiventare possibile col Ministero Gioberti composto di nomini eminentemente italiani e largamente democratici / il comitato di emigrazione tentava d agitare la Lombardia, la Toscana conduceva un'energica ed attiva propaganda iper arruolare truppe in tutta Italia. Nella mutata situazione osò credere l'esule, lidente anche nelle simpatie del Napoleonide che a quanto scriveva la Cornu aveva dichiarato (2): Dites que je suis tout denoiiè A la cause italienne . Ma insofferente delle perplessità e degli indugi a cui il Governo sardo era costretto-, ben presto disapprovò la politica del filosofo. Certo la ritardata ripresa delle ostilità non fu la sola causa della catastrofe di Novara, ma è fuor di dubbio che nell'attesa logorante. ;si erano esauriti gli entusiasmi ej energie, là propaganda avversaria aveva .'àlìEo< campo diiì screditale" la monarchia e di togliere prestigio alla causa e si era permesso intanto all'Austria di battere ad uno ad uno i nemici interni e di riversare sul fronte piemontese il grosso delle sUè fòrze integre.
Il Pallavicino durante questa brevissima campagna, di cui egli era stato un caldo e fiducioso propugnatore, offerse l'opera propria, im-
(1) // Piemonte negli anni 1850-53, p.. 57.;. (g) Memorie; voi. II, p. 46.