Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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576
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57 Luisa Fiori
opportuno, egli ne informava* gli amici del centro sinistro piemontese dì cui si considerava il e/iargè d'ajfarres alla Corte dell'Eliseo.
E per combattere Y idea quasi universalmente divisa in Francia che noi fossimo comunisti, rossi scarlatti, mirava il marchese a conquistarci la stima di uomini eminenti e che, per avere nelle proprie mani l'arma potentissima della stampa, potessero indirizzare in un senso più favorevole a noi la pubblica opinione sulla quale procurò egli stesso di influire pubblicando articoli sull' Evénement , diretto da Victor Hugo, entusiasta ed amico del nostro Paese, che gli promise di difendere la nostra causa con tutte le forze del suo ingegno.
L'emigrato lombardo capiva che da Napoleone ce grand enfant poco si poteva attendere, ma osava sperare nella ripercussione che i rivolgimenti politici di Francia, facilmente prevedibili, avrebbero potuto avere sul Piemonte, nel quale egli vedeva l'Italia, quantunque il Re premuto dai partiti estremi sembrasse allora piegare versò la reazione. E mentre gli emigrati italiani a Parigi pareva si orientassero sensibilmente al programma repubblicano egli scriveva ' i(l) Io voglio anzitutto la indipendenza e fino a tanto che il Piemonte conserva la bandiera tricolore, nel Piemonte io vedo l'Italia....creare impacci al Governo Piemontese, svolgendo il germe repubblicano, panni essere in questo momento atto dì fellonia verso I Italia.
finalmente nel gennaio del 1850 il Pallavicino ricevette il decreto d'emigrazione, subito diresse a Vittorio Emanuele la domanda per ottenere la cittadinanza sarda, il 6 aprile il ministro piemontese a Parigi jfli rimetteva il regio decreto relativo e nel settembre poteva far ritorno in Torino. Temporaneamente tenne la direzione del giornale L'Opinione, che fu per lungo periodo diffonditore e sostenitore ardito delle idee di libertà e di indipendenza ed a cui il Marchese diede appoggi morali e finanziari, scostandosene però allorché il foglio parve abbandonare il suo programma di conciliatore fra monarchici e repubblicani in nome della Nazione.
Intanto nell'ottobre del 1850 le notizie trasmesse dagli amici residenti a Parigi avevano determinato il Pallavicino ad un nuovo viaggio e se non ci è dato conoscerne il vero scopo, dal contenuto del suo epistolario e dagli articoli che di là diresse all'* Opinione risulta chiaro che ragioni esclusivamente politiche lo mossero. Facile agli entusiasmi portò certo luce di speranza e di fede nel cenacolo dei poveri emigrati delusi e malcontenti, dissipando le catastrofiche previsioni degli uni,
(1) Memorie, voi. II, p. 183.