Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <580>
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Luisa Mori
Nell'aprile del 1852 atteso e desidcratissimo il Marchese tornava a Parigi; la meschina politica del carciofo sfoglialo del Ministero oscillante ira ' le incertezze di d'Azeglio e le impazienze ambiziose del Ministro delle Finanze lo aveva irritato e deluso e alla sua partenza dal Pie­monte egli aveva cercato di dare carattere di protesta. A Parigi gli emigrati italiani, erano iUyetì!UÈ bonapartisti, ad eccezione del Gioberti che definiva il' colpo di stato ìirìttàle, scellerato ed infa­me >y. U Pallavicino considerava invece il 2 dicembre come l'alba ditftt bel giorno, poiché sperala, che-portasse ad una guerra, la quale sola, coinvolgendoci, poteva salvarci dall'opera: sfàrda e deleteria dell'Austpfe che si consumava d petitfeu, e l'orizzonte polìtico;'oseuro. della Francia gli faceva sperare prossima la- soluzione desiderata. Però temeva che l'op­portunità non venisse utilmente sfruttata.
Caldeggiava quindi l'avvento di Cavour al potere (quantunque lo supponesse più piemontese che italiano) ed un ministero diretto da queir uomo intelligente,- abilissimo ed attivo lo giudicava il miglior Possìbile iii quell'ora.
Composto il Grande Ministero, ammiratore in un primo tempo della energica azione rinnovatrice del nuovo G.overno,. il; Pallamano, poi per corta vista,, 'bisogna riconoscerlo, non 'élòpportunità' e la necessita di certe fifiie e di cèrti mezzi usati dal Ministro e non seó-gendo, né apprezzando i segréti d'una politica consplteata ed apparen­temente tortuosa, si pose poi all'opposizione allorché venne rieletto de­putato. Devoto1 alla SàUsà nazionale ed insofferente d'ogni evento che ne compromettesse la soluzione, temerà ed avverserà il progetto della guerra di Crimea, come assiirdo e mostruosa * dalle colonne dell' Ci­ntone e con due energici discorsi alla Camera l'uno del 28 gennai l'altro del io febbraio 1S55, deplorando che si rinnegasse cosi la pò* litica di Carlo Alberto e st'iimpegnassero in u'impresa tanto dubbia è pericolosa fòrze élfè: avrebbero dovuto essère utilizzate contro i nostri più terribili avversari che stavano in Italia.
E dinanzi al pericolo che la Casa Savoia scendesse ad accordi coi perpetui nemici d'Italia, scriveva al Manin (t) che per non tradire la propria bandiera egli era tentato di fare una necessaria evoluzione Spas­sando nel campo repubblicano. Dopo il Congresso di Parigi però rico­nosceva lealmente i vantaggi morali del Congresso e rendeva giustizia a Cavour che onesta volta si era mostrato Italiano. (Continua)
LUISA FIORI.
fi) -MANIERI: Carteggio Manin-Pallavicino, p. 64,