Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <587>
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// Napoletano alla vigilia delV annessione nel 1860 587
quali presentino la stessa ricchezza di dati concreti, non sono fre­quenti.
Esistono numerosissime Storie del Regno di Napoli, ma sono quasi sempre opere di propaganda . scritte: prò e contro la diuastia bor­bonica: hanno un certo interesse per comprendere la vita intellettuale e polìtica della Capitale,, nia danno nno scarsissimo contributo per co­noscere la vita reale di tutto il Mezzogiorno:;
Fa eccezione Ludovico Bianchini, con la sua Storia dei principali avvenimenti d'Europa, e specialmente del Regno delle due Sicilie dal 1859 al 1869. Ludovico Bianchini fu fino al 1859 ministro di Ferdi­nando II, appartiene al partito Borbonico-riformatore. Conosce bene e riproduce fedelmente, la vita della Capitale, e l'ambiente della Corte che gli è familiare, e narra avvenimenti di cui fu testimone ed in parte attore esso è noto generalmente per la sua Storia delle Finanze del regno delle due Sicilie, in cui mostra una fra le migliori intelligenze della sua epoca. La Storia dei principali avvenimenti del regno delle due Sicilie si trova manoscritta nella Biblioteca Nazionale di Napoli (Il G. 8 a 11). Fu interrotta nel 1869: cioè 9 anni dopo la caduta della Dinastia Borbonica. Il Bianchini scrive sotto un Governo che non approva, per dimostrare la superiorità del Governo che rimpiange. Non perde tempo in discussioni astratte: confronta l'antico e il nuovo re­gime a base .di cifre, bilanci, dati di fatto: da questo confronto deve scaturire, secondo lui, la superiorità del governo borbonico sul governo Italiano.
L'organizzazione amministrativa e finanziaria del Regno di Napoli, la sua politica interna ed esterna, sono analizzate con grande ricchezza e precisione dì notizie. La valutazione degli avvenimenti che, dopo la morte di Ferdinando II, sconvolsero la vita del Regno, ci permette di apprezzare la cultura polìtica di uno dei pia intelligenti fra i Borbo­nici, negli ultimi anni del regime.
A queste che sono le fonti più importanti per ricostruire la con­dizione del Mezzogiorno alla vigilia del 18'6:v,s ne debbono aggiungere molte altre.
Opere di carattere generale dobbiamo a Giacinto de Sivo, borbo­nico, che scrisse una Storia del Regno di Napoli, a Raffaele de Cesare, liberale che nel suo libro La fine di un Regno tracciò un quadro par­ticolareggiato dèlia vita economica sociale, politica del Regno di Na­poli; e a Nicola Nisco che scrisse Gli ultimi 36 anni del Regno delle due Sicilie, e Francesco II Re . Si occuparono dell'organizzazione finan­ziaria Antonio Scialoia (Le finanze napoletane e le piemontesi dal <j.