Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <594>
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M. De Vincente
i vini fruttarono ma pei prezzi vìlissimi di quel prodotto appianate le spese nessun utile ne rimane, di olive si ebbe raccolto mediocre, le pa­glie e i fieni, scarseggiarono fìtto a tutto aprile... E questo' è uno degli anni migliori, giacché il granone fruttò, e lo stesso Segretario di­chiara questo fatto un favore del cielo! Lo stesso Giornale economico pubblica una relazione nel 1845 che può darci un'idea delle fatiche im­mense che l'instabilità del clima e la natura del terreno imponevano ai coltivato
Il granóne richiede copiose pioggie (si parla sempre del gra­none poiché come abbiara visto è un prodotto di prima necessita) specialmente in luglio ed allora, per costante esperienza, non se ne hanno e le popolazioni mancano di alimenti. Anticipammo la piantagione pra­ticandola nella seconda quindicina di marzo, ma le semenze appena germogliate perirono per il gelo. Veduto vano il tentativo volemmo ri­mediare, capivo: 'fb il Segretario che parla) che tutto dipendeva dall'u­midità nel luglio, ì più fortunati suppliscono eoli* irrigazione, ma non tutti possono farlo; pensai di maggesare la terra profondamente cosi non tutte evaporano le acque piovane e si salva almeno una piccola parte del prodotto, ma spesso non c'è che un piccolo strato fertile; nel mag­gio 1844, per es. languivano i prodotti per lunga siccità, ma Dio esaudì le nostre suppliche, terreni fruttarono 15 tomoli per uno di seminato nei luoghi più fertili e 7 negli altri così i contadini poterono dare qual che sconto ai debiti contratti per l'anno precedente e senza tanto fa­vore del cielo in qual collasso ci saremmo trovati per gli altri 35 mila moggi (1) di terreno sterile per la siccità?
Nella Società di Terra d'Otranto troviamo le stesse lamentele sulla miseria e sulla scarsa produzione. Nel 1843 un Socio dice Voglio, illustri signori, richiamare la vostra attenzione sulle calamità che di­struggono l'unica sorgente della nostra ricchezza, l'ulivo ci dà nei suoi risultati la miseria, c'è l'aridità nei campi e la scarsezza nei granai, l'e­conomia animale fiacca dai morbi, un denso manto di squallore e di tristezza copre l'economia vegetale e sembrano i tre regni di natura preda di una malefica causa che cospiri contro di noi; questo mi pare il quadro della massima parte della nostra provincia 02jY.
In Basilicata le condizioni non si presentano migliori. Dalla seduta dell'anno 1848 si rileva che prima del 1845 la provincia era coltivata a pascolo, ma la concorrenza straniera aveva annullato i guadagni for-
(1) 11 Moggio>, equivale ad are 6,998. {2) Atti, anno 1843.