Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <603>
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// Napoletana alla vigilia dell'annessione nel 0Q 603
marina, il nostro governo perocché neghittose restando le navi sul lido senza poter fare alcun commercio niuno ne fabbricava di nuovo . Con­dizione di cose che sussìsteva anche nel 1859 quando il Bianchini scrive, giacché egli continua: Si finì per accordare il benefizio anche alla marina Napoletana ma il male continuò a sussistere e la concessione diede luogo a richiami e a daziarie aggressioni dell'Inghilterra (xjj,
Riassumendo, dunque, non si può parlare di una vera e propria situazione industriale nel Napoletano. Le poche (se pur fiorenti) fabbri­che che esistevano in Napoli e dintorni, non bastano davvero da sole a costituire una produzione industriale. Si trattava, senza dub­bio, di un'industria che viveva di protezione, in una cerchia ristretta, e senza produrre alcun sensibile vantaggio sulla; bilancia economica del paese.
Nella provincia, le Industrie sono ancora allo stato domestico o ca­salingo e producono merce, per il consumo per la classe dei campa­gnoli, e per il rimanente tutto viene dalla Capitale (2) e mòtta della popolazione del Principato supplisce alla mancanza di vestiti coi pro-prii prodotti grezzi .
5. LE FINANZE
Sull'organizzazione finanziaria del governo Napoletano si formarono due tradizioni: che fosse ottima e che fosse pessima, il Savarese la di­chiarò ottima, lo Scialoia pessima; fra i moderni il Nitti l'ha giudicata buona, specie per il sistema di percezione delle tasse che era il più semplice e spedito che si possa immaginare.
In realtà era una organizzazione ben congegnata e celere nel suo funzionamento.
Mancavano quasi completamente le tasse nella ricchezza mobile, che del resto avrebbero avuto pochissimi dai Colpire. L'imposta princi­pale era la Fondiaria. Lievissime le tasse dì bollo e di registro.
Il Bianchini, che faceva parte del governo nel 1858, dà dell'orga­nizzazione finanziaria Napoletana un riassunto semplicissimo. Non si conoscevano nelle finanze Napoletane, tributi personali, testatici, capi­tazione eec;, Ma il suo principale fondo consisteva nel tributo diretto
(i) LUDOVICO BIANCHINI, Storia delle Finanze del Regno di Napoli, J8Q, p. 488.
(2) Giornate economico di Principato ulteriore, Avellino 1845, pp. 55.