Rassegna storica del Risorgimento
DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno
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1926
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pagina
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606
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6o6 M. De Wfaceiitùr
Ferdinando il nel '838,. si riscoteva (nell'atto di macinare) 34 di un grano al tomolo, fatta, eccezione di Palermo e Messina ove pagavasi un grano i>.
Un altro dato interessantissimo è quello Éte guarda la emana* ristica condizione dei Comuni i quali, pur reggendosi con fondi propri dovevano poi continuamente dipendere dal potere centrale per ogni loro deliberazione.
Reggevasi l'amministrazione dei Comuni e delle provincie, con la legge 12 dicembre 1816, e con altre disposizioni posteriori, le quali se in altri tempi furono relativamente giovevoli, era iS?uopo di riforme, perocché soverchiamente concentravano nel potere sovrano e ministeriale e non molta libertà d'azione lasciavano ai Comuni e alle provincie. Inoltre nelle aziende dei comuni non erano pochi inconvenienti circa l'imposizione e la riscossione dei loro particolari balzelli.. Passando.alle spese le troviamo nel 1858 in due. 39.489.648, ove i lavori pubblici pesavano per due. 2.637.312. Poco era l'aggravio che pesava sulla Ér nanza dello Stato in debito pubblico in rendita iscritta nel Gran Libro, per le finanze Napoletane ascendeva a due. 5.168.302; il debito inscritta nel Gran Libro di Sicilia non oltrepassava 1.000.000 di due.*. All'inv fuori dell'accennata somma non altro debito gravava le finanze napoletane, e se si riflette che era meno di rj6 dell' intera entrata, e che questa era progressiva, è forza riconoscere che era migliore dì qualunr que Stato di Europa .
Del medesimo parere erano tanto il Savarese borbonico riformista) quanto il Lioy (liberale unitario) e lo stesso Terenzio Sacchi inviato del Governo Piemontese nel 1862; e certo, se per sistema finanziario buono si deve intendere si deve intendere quello che pareggia e magari supera le spese con le entrate il sistèma finanziario borbonico era ottimo. Ma se le finanze di un governo debbono dare a questo governo ì mezzi per mantenersi contro i disordini interni e contro i pericoli esterni il sistema era pessimo. Bisogna pensare che la situazione economica del napoletano quale risulta dai bilanci governativi, non è affatto l'indice rivelatore delle condizioni del paese. Come abbiamo visto il sistema tributario colpisce una parte, ristretta di contribuenti' li colpisce in maniera relativamente lieve; i grandi proprietari fondiari possono trovar sempre nella rendita loro quel margine sufficiente che permette di pagare le tasse senza sforzo; dal canto suo il governo spende poco, perchè non fa nessuna delle opere richieste dalla civiltà moderna, le poche industrie esistenti sono racchiuse nella serra di un ristrettissimo protezionismo, che permetta loro una vita artificiale e