Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <612>
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E. De Vimmtìs
gioni dei vari speculatori, tutti elementi che faranno mancare il grano e lo daranno ai nostri travagliatori a condizioni assai dure , e più oltre? Il popolo mena i suoi giorni nello squallore e nella tristezza e cade in uno stato d'inettitudine fisica e morale ?* ;([r)B
Nella seduta del 30 maggio 1855, il Segretario nota l'enorme au­mento della popolazione : << Crescendo le braccie agricole, i coloni sono costretti a trasformarsi in giornalieri, e vivere col travaglio giornaliero mancante in molla mesi dell'anno. In questa contingenza rimangono privi del tetto colonico, e si riducono senza opportunità di terreno per alimentare i loro animali domestici, da cui ritraggono la sussistenza e restano così nella più infelice posizione * (2).
Queste sono le condizioni delle plebi rurali, quali risultano dallo studio di un notevole numero di anni éi-si: noti che per la stessa pro­vincia, una Relazione del 1838, ed una del 1855, portano a un di­presso le stesse lamentele e le stesse deplorevoli constatazioni sulla mi­seria della classe lavoratrice (3).
L'aumento progressivo di questa popolazione, ne rendeva di anno in anno, più disperate le condizioni: ieeonomiche, e prospettava un pro­blema vivente senza soluzione.
Pietro Cala Ulloa, nobile a magistrato borbonico, scrivendo nelle sue Lettres Napolitaines , al Marchese de la Rochefoucauld, enumera le classi sociali, nel Napoletano, ne analizza i rapporti recAproct,-;e la vita. Parlando del popolo, lo definisce così: Nel regno di Napoli il popolo è ima massa calma e laboriosa che mar 'J extra M idee politiche, vive bène e tranquilla!
Quello che il Cala Ulla chiama il popolo, è l'insieme dei contadini e degli artigiani. Abbiamo visto qnali fossero le condizioni dei conta­dini; gli artigiani non sono numerosi e sono poveri. Le piccole indu­strie locali che vivevano nelle provincie, non potevano certo dar vita a
(a) Atti, anno r847.
(*) 4ttit anno 1855.
(3) Nel Giornale economico del Principato' ulteriore,, anno r84i, voi. IV, si legge: L'aumento di ricchezza territoriale non potrà mai ripianare lo sbi­lancio ira il numero cresciuto dì famiglia e la necessità di provvedere alla sus­sistenza. Di spavento mi riempi la narrazione delle turbe immense dei pitoc­canti in Coriano. Vi accedei per indagarne la cagione: quelle turbe appaiono nei giorni di durata intemperie quando appunto debbono mancare i lavori cam­pestri e quindi le mercedi, e moltissimi di condizione giornalieri non trovano da impiegare le loro forze, né da ottenere anticipi in prodotti e in denaro ,