Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <672>
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Antonio Bosetti
in tutto. Le forze alleate con le truppe raccolte in Sicilia stavano per prender terra. La difesa principale della repubblica consisteva nella guardia nazionale, nella quale erano iscritti cittadini di tutte le classi per conservare la loro indipendenza, come prima avevano fatto per la causa del loro re. Il Cardinale Ruffo fece credere ai Calabresi di essere stato eletto Papa e, malgrado che l'Arcivescovo di Napoli lo avesse scomu­nicato per l'impostura, trovò abbastanza credenti da metterlo in grado di soggiogare una grande città e abbandonarla al saccheggio. La sicurezza del bottino accrebbe il suo esercito, e, avendo bruciato una seconda città e passati a fil di spada gli abitanti di essa che non avevano voluto unirsi a lui, i suoi seguaci divennero ebbri di strage, e, a mano a mano che avanzavano, si moltiplicavano a tal punto da diventare padroni della capitale. La loro ferocia costrinse la guardia nazionale a usare mezzi disperati di resistenza, e Nicolò Martelli adunò un consiglio di guerra, in cui si decise di non fidarsi dei patti offerti da un ecclesia­stico, che essi consideravano apostata al tempo stesso di Dio e del suo paese. Diedero fuoco alle loro munizioni e si seppellirono sotto le ruine del forte di Vigliena. L'esercito di Ruffo composto di banditi e fanatici e preceduto da frati infuse nella plebaglia di Napoli e nei soldati man­dati da diverse potenze per rimettere sul trono il sovrano fuggitivo la con­tagiosa brama della crudeltà. Dame, celebri per la loro influenza a corte e per lo scandalo che il loro fascino suscitava, cavalcarono a incontrarli seguite dai loro domestici e dai loro amanti. Si accendevano fuochi sulle pubbliche piazze per abbruciare i prigionieri, e le donne che venivano a supplicare per i loro mariti e i loro figli erano gettate nelle fiamme. O per compassione verso una così popolosa città, o per timore dell'arrivo della flotta francese, o per la disperata resistenza opposta per nove giorni dai repubblicani assediati in due dei forti di Napoli, il Cardinale suggerì al Capitano Foote, comandante delle forze inglesi nella baia, la neces­sità di offrire loro una capitolazione; gli fece comprendere che essi si rifiutavano di trattare con un ecclesiastico, che i suoi mezzi erano in­sufficienti a domare un popolo risoluto e ostinato e ch'egli desiderava che l'ufficiale inglese tentasse quanto poteva fare offrendosi di udire i patti che essi avessero avuto da proporre. Il Cardinale fece la stessa richiesta agli ufficiali russi, i quali, insieme con Micheroux, generale dell'esercito reale, condussero in effètto la convenzione, secondo la quale quei forti venivano ceduti agli alleati a condizione che fossero conser­vate inviolate le vite, le libertà e le proprietà di tutti gli individui, qua­lunque potesse essere stata la loro condotta politica passata. La convenr