Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <673>
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La rivoluzione napoletana degli anni iygB-iygg 673
zione fu ratificata da Ruffo, che il Re aveva nominato viceré del reg­gilo. I Francesi tennero ancora il possesso del forte S. Elmo e furono ammessi dalle due parti mallevadori della convenzione; e l'Arcivescovo di Salerno, il Vescovo di Avellino e il generale Micheroux furono conse­gnati come ostaggi al comandante francese. L'ammiraglio Nelson al suo arrivo trovò adempiute quelle clausole per cui i forti erano occupati dagli alleati; ma egli ciò non ostante dichiarò nulle e senza valore quelle che stipulavano l'amnistia generale. II comandante francese di S. Elmo, il cui nome era Méjan, per ottenere patti più vantaggiosi alle sue truppe e al proprio interesse, rimandò gli ostaggi del re e conse-segnò insieme con essi alcuni dei Napoletani che avevano combattuto e sparso sangue per i loro compaesani nel forte. Al suo ritorno in Fran­cia l'infamia che lo perseguitò costrinse il Direttorio a farlo processare da una corte marziale per codardia e per pratiche di tradimento; e, qualunque possa essere stato il grado della sua colpa e della sua puni­zione, del suo nome non si udì mai più parlare. Le prigioni nel regno di Napoli furono in poche settimane popolate di 40.000 cittadini (1).
Una Giunta di nomina del Re, sapendo ch'egli era sempre senza un'opinione decisa, indugiò a portare al processo questi prigionieri nella speranza che egli potesse inclinare verso moderati consigli, specialmente per il fatto che la Regina rimaneva in Sicilia. Nel frattempo la lega­zione russa protestò contro l'infrazione di una convenzione offerta e accettata in favore del suo Sovrano. Gli ufficiali inglesi sconfessavano ogni partecipazione agli assassinii che si stavano per perpetrare ed erano quasi in aperto ammutinamento. Il capitano Foote insisteva che egli aveva firmata la capitolazione in accordo con gli ufficiali delle potenze alleate, che erano senza dubbio autorizzati a impegnarsi e a firmare tali convenzioni; le quali, una volta firmate, dovevano essere eseguite, altrimenti si incorreva in una evidente violazione di fede da parte di quella nazione che avesse rotto un solenne impegno fatto da essa stessa, impegno che concerneva le vite e le proprietà di uomini, che avreb­bero potuto scegliere di sacrificare la loro esistenza piuttosto che essere abbandonati a discrezione nelle mani di coloro dai quali era da aspet­tarsi ben poca pietà. Il solo nome di un ufficiale inglese, che agiva
(1) Therè are upwafds of fòrtv thousand families who have relation s confined. If some act of obHvion is not passed, there will be no end of perse-cutioa . Lèttera del Capitano Troubridge. Vedi SOUTKEY, Life of Nelson, an. 1799. [ed. cit.t p. 119]*