Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <677>
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La rivoluzione napoletana negli anni 1798-1799 677
dell'Italia sentissero la necessità di dare i loro suffragi ad un guerriero; e col suo successo a Napoli egli si lusingava di poter divenire il go­vernatore di una corte, dove la sóla cosà temuta era la presenza di un indigeno. Età e delusione e il più profondo disprezzo, ch'egli esperi­mento da parte di amici e nemici, gli appresero che l'oscurità e il si­lenzio sarebbero stati la sola espiazione accetta al cielo e agli uomini. Perciò egli dedicò il suo tempo libero alla meccanica e alla meditazione e s'immaginò di essere un filosofo cristiano.
La Giunta per sette settimane invano chiese qualche decreto reale per procedere coi processi dei prigionieri. Una lettera da parte dell'am­miraglio Keith aveva già ammonito il Re di tenersi in mente che, se avesse avuto luogo in Piemonte un cambiamento di fortuna in favore della Francia, egli avrebbe potuto perdere unccasione eccellente per ordinare il suo regno sopra una base razionale . Io posso vedere aggiungeva Lord Keith le truppe francesi marciami a migliaia lungo la riviera di Genova . La corte napoletana s'attenne a questo consi­glio soltanto finché la battaglia di Novi e la morte di Joubert non eb­bero assicurato agli alleati il temporaneo possesso dell'Italia e libera­rono la Regina e i suoi cortigiani dal terrore di una rappresaglia.
Furono emessi due editti, in uno dei quali il Re dichiarava : Che, siccome egli non aveva MAI PERDUTO il suo regno, quei sudditi che avevano cercato di imporre una capitolazione sul suo consenso erano ribelli . L'altro editto intimava che in virtù del diritto che aveva acquistato RICONQUISTANDO i suoi dominii (come se fosse possibile conquistare ciò che non è mai stato perduto) il Re sopprimeva certe immunità, che i baroni e i loro beni feudali avevano fino allora go­duto . La Giunta vedendo che vendetta e confisca erano ì veri scopi della persecuzione e che era necessario per loro immolare tranquilla­mente i loro concittadini o abbandonarsi insieme con essi ad un inutile sacrifìcio, tutti i membri di essa, eccetto uno chiamato Fiore, diedero le dimissioni, e furono sostituiti da altri, che furono mandati apposta dalla Sicilia. L'ingiustizia, che sembra essere stata imposta dalla cieca necessità di una guerra esterna e intestina ad un tempo e dalla man­canza di disciplina di tal numero e sorta di combattenti, fu susseguen-temente giustificata dal freddo calcolo di avvocati. Per dar fondamento alla loro sentenza essi derivarono dai due editti reali i seguenti atti legali: Chiunque abbia tenuto uffici nel consiglio esecutivo o nella le­gislatura della repubblica . Chiunque abbia assistito alla demolizione della statua di Carlo III o alla messa in terra dell'albero della libertà sulle pubbliche piazze . - Chiunque sia stato presente alle feste na-