Rassegna storica del Risorgimento

1798-1799 ; NAPOLI (REGNO DI)
anno <1926>   pagina <679>
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La rivoluzione napoletana degli anni 1798-1799 679
Nessun sentimento più potentemente dispone gli uomini a rasse­gnarsi alla morte quanto la perdita di ogni speranza di ottenere giu­stizia sulla terra, Alcuni nella fede che troveranno altrove un giu­dice più equo; altri nella certezza di un riposo ininterrotto oppongono il coraggio alla oppressione, abbandonandosi (forse con ragione) alla speranza di anticipare la immediata ricompensa ed esasperando il fu­turo rimorso dei loro nemM. Infatti i Napoletani, dotati come sono da natura di un'inquieta e ardente immaginazione, poveri e ricchi, dotti e ignoranti, scettici e ecclesiastici (tanto i puri quanto i corrotti), vec­chi indeboliti dall'età e donne ardenti della giovanile prospettiva di una vita gioiosa, quasi tutti salirono il patibolo con uguale serenità. Eleonora Fonseca, condannata per i suoi scritti, disse a quelli che avevano da soffrire con lei mentre andavano al posto dell'esecuzione, che, richiamando alla mente i suoi parenti, essa rimpiangeva di aver ricevuto una educazione letteraria superiore a quella che avrebbe con­tribuito al benessere delle famiglie . Nondimeno aggiunse, co­me frutto dei miei studi ho imparato a non dare troppo alto valore alla vita *, e sali il patibolo pronunziando con femminile orgoglio:
Audet viris concurrere virgo .
Cirillo, un eminente medico, che per molti anni era stato al servizio della Regina e dell'ambasciatore inglese, essendo assicurato di gra­zia In nome di Sir William Hamilton e di Lord Nelson, se avesse chiesto il perdono di Sua Maestà, rispose al procuratore del Re: Dite loro che li compiango tutti . L'Italia perdette in quel tempo parecchi individui, che erano invecchiati nella propaganda della scienza, e quasi tutta la promettente gioventù: fra gli altri Vincenzo Russo, il più elo­quente e il più virtuoso de1 suoi concittadini. Egli si lusingava di por­tare allo stato di perfezione esseri per natura mortali e abitatori di un globo soggetto a periodiche rivoluzioni, dove la riproduzione nasce dalla distruzione, e questo stesso errore di menti superiori tanto più evidente­mente spiega la nostra comune imbecillità.
Peri pure allora la parte generosa della nobiltà, spezzata nel fiore delle sue speranze; poiché, sebbene, i padri si fossero fatti schiavi per loro indolenza, i figli avevano appreso dalle ultime calamità del loro paese che con l'uso delle armi e con la partecipazione all'amministra­zione dei pubblici affari l'aristocrazia di una nazione può da sola spe­rare di opporsi al dispotismo sì domestico che straniero. Le classi più basse nel resto d'Italia ancora ricordano le loro libertà con le tradi­zioni conservate persino nei pubblici edifici e nelle chiese; e la rovina