Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <751>
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il marchese Giorgio Trioulzio-Pallavicino (1796-1878) 751
spici temendo responsabilità e doveri troppo gravi, ma preferisse invece che fosse iniziato sotto quella bandiera nèutra, alla quale si era dichia­rato favorevole anche il Mazzini, intuendo l'isolamento che il verbo conciliatore del partito nazionale avrebbe finito col creargli intorno.
Uomini onorandi entravano però nel partito, e la parte eletta del­l'emigrazione vi aderiva. Cosenz, Carrano, Sirtori, Amari, Foresti, Del Re, Malenchini, La Farina, Ruggero Settimo, Govean, Salazaro, Vale­rio, Dragonettà, Mamiani; Tommaseo protestava le proprie simpatie, ma non sottoscriveva chiaramente per non lasciar credere in lui una fidu­cia che non esisteva verso Cavour. Garibaldi invitato dal Marchese così rispondeva (t)?J,< Vogliate dunque farmi l'onore dì ammettermi nelle vostre file e dirmi quando dobbiamo fare qualche cosa. Desidero mi co­mandiate in ogni circostanza .
Animato dal successo il Pallavicino ritrovava ardire ed energia gio­vanile e si adoperava a tutt'uomo per guadagnare quanti più soldati poteva alla causa nazionale: lettere, articoli, fogli volanti, opuscoli ogni, mezzo efficace di propaganda era messo in campo ed il suo patrimo­nio ne faceva in gran parte le spese.
Egli cercava di mantenersi in istretti rapporti colla gioventù colta, accessibile a sentimenti generosi, e poiché la scarsezza dei mezzi non permetteva ancora di avere un giornale di partito, cercava di conqui­stare sempre più i fogli favorevoli e soptfatutto. attraverso la Gazzetta Militare di diffondere opinioni e sentimenti italiani nell'esercito pie­montese, mentre una fitta rete andava stendendosi invisibile per tutta 1* Italia e si preparavano intimi e saldi legami perchè al momento op­portuno la Nazione si levasse come un solo uomo a difendere i propri diritti sotto una sola bandiera.
Il piano di Manin era (2) : Napoli e Sicilia esigano l'esecuzione della Costituzione del '48, mentre la Toscana e gli Stati Pontifici sot­toscrivono petizioni pel ristabilimento di quelle abolite ed il Lombardo-Veneto si agita preparandosi agli eventi. Esplosa la rivoluzione tn un punto d'Italia, tutti, nel nome di Vittorio Emanuele Re d'Italia, convo­chino un'Assemblea Nazionale che inizi e diriga l'opera del riscatto e rappresenti l'Italia insorta. Su questo ultimo punto i due amici dissen­tivano, Pallavicino respingeva l'Assemblea e voleva invece per il pe­riodo acuto della guerra la dittatura del Re, necessaria misura che nel­l'ora decisiva tutti accettarono.
(1) Memorie, voi. IH, p, 269.
(2) Voi. Ili, p. 260,