Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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753
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// marchese Giorgio tfrìvulzio-Pallavicino (tjó-rSySJ. 753
vicino, stampali in logli volanti sotto il IÌLOIO Parlilo Nazionale Italiano inondavano; con successo Ja penisola e pervenivano agli emigrati che Jì diffondevano per propiziarci J'opinione pubblica straniera. Il Marchese riassumeva brevemente il loro programma in un articolo : Della questione italiiana, ne Lày.éva fatte ottomila copie, di cui alcune aveva dirette al Re ed ai ministri e mentre questi non uscivano dal loro mutismo indifferente in1 apparenza, Vittorio Emanuele gli faceva dire che i suor scritti gli riuscivano gratissimi. Egli non disarmava, con un nuovo scritto Non bandiera neutra! , in cui svolgeva quanto aveva già esposto in proposito a Mazzini, dava una nuova spinta al Governo, un nuovo invito a gettarsi nella lotta e poco più tardi affidava alle stampe l'opuscolo Spilbergo e Gradisca ; non mosso da vanità, ma, sempre nell'intento di giovare alla causa nazionale, cercava di opporre le tristi vicende del '21 alle blandizie cui scendeva l'Austria, cosciente del sovrastante pericolo. Riaperta la Camera il 15 gennaio 1857 dopo Brof-ferio, il Pallavicino fece un' interpellanza al Presidente del Consiglio sulla condotta del Governo rispetto alle cose d'Italia, dichiarando apertamente di confidare nell' indole onesta e generosa del Re, ma di diffidare dei suoi Ministri, di cui non capiva la politica, poiché l'esperienza avrebve dovuto convincerli a nulla sperare dalla diplomazia contraria alla formazione di nuovo Stato Unitario ed à seguire prudentemente una via rivoluzionaria, appoggiando il suo dire alla massima giobertiana che le vie di mezzo rovinano gli Stati. Ma Cavour rispondeva cauto, protestandosi nemico d'ogni mezzo rivoluzionario e biasimando i tentativi Settari a Napoli. In quest'occasione l'estrema sinistra fece al Marchese una proposta d'alleanza contro Cavour ma egli, benché pensasse che la paura per quel partito avrebbe potuto essere uno sprone ai Ministri, non aderì, quantunque proprio in quei giorni scrivesse a Manin (1) : .- ho l'intima convinzione che Cavour ci conduce in un preeipì-.g/v. Cavour non mi ispira avversione, ma diffidenza, somma diffidenza. Lo credo urto scettico pericolosissimo, se m'inganno nel mio giudizio su quest'uomo tanto meglio! E temporaneamente lasciava le redini del movimento al La Farina, ma, malgrado le proteste, egli non riusciva a disinteressarsi al problema appassionante e desideroso sempre di assicurarne Ja soluzione faceva pressioni sul Manin per convincerlo della necessità di pubblicare il loro Credo politico per rendere visibile e palpabile il partito e guadagnarsi le moltitudini. Ma il Manin era ancora titubante, riteneva che il suo nome nuocesse più che non favorisse la causa, d'ai' tra parte diceva diinon sentirsi attitudini a dirigere correnti politiche e di non aver la possibilità di farlo con attività sufficiente stando a Pa-