Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <758>
immagine non disponibile

75 Luisa Fiori
.
la riscossa sarebbe dovuta cominciare con una guerra regolare, neìÈÉ* milia con forze rivoluzionarie, piano in cui noi vediamo rispettati tutti gli avvertimenti ed t consigli d'ordine generale che il Marchese aveva indirizzati al La Farina pochi giorni innanzi;.. Ed in vista sempre del­l'evento ormai certo la Società pubblicava scritti d'occasione, diffondeva fra i contadini un Catechismo, in forma elementare perchè i principi del Partito guadagnassero anche quella forte massa. Pallavicino ripren­deva la penna e l'intelligente segretario pubblicava opuscoli in cui si ribadiva la necessità che il moto fosse generale, perchè l'alleanza collo straniero non si strasformasse in sudditanza e si sosteneva l'opportu­nità di riconoscere la Dittatura di Vittorio Emanuele per evitare disper­sione di forze ed anarchia, argomento questo delicatissimo che trovava ostacoli nei democratici delle altre provincie e che richiese una zelante propaganda da parte della Società e le attestazioni più chiare del Mi­nistero Sardo. Finalmente gli uomini d'ogni partito si uniformarono a tale necessità e Garibaldi scriveva a La Farina : La dittatura mili­tare è nel convincimento di tutti dunque, per Dio, che sia senza limiti ,
* *
La Camera, concessi intanto i poteri dittatoriali al Re, il 26 aprile respingeva l'ultimatum dell'Austria e lo stesso giorno il Comitato Cen­trale della Società Nazionale si raccoglieva in casa Pallavicino per l'ul­tima volta.
Dopo una relazione (r) del segretario La Farina, il Marchese di­chiarò il loro compito finito, p:oi.ehè l'alleanza fra insurrezione italiana.. e esercito piemontese da essi auspicata era ormai un fatto compiuto, la dittatura del Re da essi proposta era decretata, agli italiani non rima­neva che stringersi solidali e concordi intorno al Governo del Re Ga­lantuomo. La deliberazione toccava però soltanto quei luoghi dove il programma loro era ormai divenuto un fatto governativo, ma la So­cietà avrebbe continuato a sussistere in quelle provincie in cui perdu­rava l'antico ordine di cose.
Il 27 aprile Vittorio Emanuele dava alle truppe l'annunzio della guerra per VIndipendenza d'Italia ed il 29 indirizzava un proclama al Popolo Italiano in cui dichiarava di combattere per il diritto di tutta la Nazione e di non aver altra ambizione che quella di essere il primo soldato dell'Indipendenza Italiana . Lo stesso giorno le
(1) Memorie voi. HI, p. 511.