Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <761>
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Il Marchese Giorgio Trivuìzìo-Pallavicino (rjgó-TSyS) 761
colo Corriere apriva una sottoscrizione per un fondo di soccorso alle provineie non ancora libere. Che Cavour aprisse le casse dello Stato non è provato e tutto M. laviti a credere .che-,, sfegli non -avversò l'im­presa, fu agli inizi osservatore estSàePj. iieu: incoraggìatore, né sostenitore.
Il Pallavicino, che seguiva gli eventi con cuore trepidante ed aveva esultato alle prime notizie di vittoria scriveva Lia quei giorni a Garibaldi fotyt Guardatevi dagli intriganti che vengono a Wì con missioni segrete d'un governo che non ha più libertà, d'azione. Noi siamo i vassalli del 2 dicembre, il quale non vuole VItalia,, ma mia confederazione di Stati Italiani più o meno deboli per poterli signoreggiare a suo beneplacito. Diffidate della diplomazia e diffidate in pari tempo di Mazzini s. dei mazziniani. Affrettatevi... Ciò che avete fatto im Sicilia ripe telo nelle Ca­labrie e- mi manderete ad effetto in poche settimane il magnifico pro­gramma della Società Nazionale ? L'Italia col re sardo/ .
Nel tempo stesso rivolgeva una lunga lettera a Cavour, tentando dimostrargli come soltanto la rivoluzione potesse portare Y Italia al compimento dei propri destini e quindi la necessità che il Governo .si (pronunziasse in favore dell'impresa di Sicilia*, salvando una situazione che diventava minacciosa. Invece proprio in quei giorni il Conte scri­veva a La Farina ( : Non sì affretti ad agire. Lasci che il prestigio politico degli uomini che circondano Garibaldi sìa logoro del tutto... Sa­rebbe un gpan bene se Garibaldi pa'ssmse. mite Calabrie . Ma poi vi-Ista la piega repubblicana che gli avvenimenti minacciavano di prèndere, avversava questo proposito ed attraverso i comitati della Società Nazio­nale tentava prevenire il generale suscitando un moto annessionista a Napoli. Intanto l'Eroe sbarcato in Calabria la notte fra il 19 ed il 20 agosto risaliva M Penisola ed il 7 Settembre enlrfa in Napoli e ne prendeva possesso tìi nome di Storio; Emanuele. Quattro giorni dopo la sua entrata stretto da infinite difficoltà in quell'ora dì trionfi e di pericoli, chiamava il Pallavicino- con queste parole ("3)1 <f Mio caro amico venite. Io e l'Italia abbisogniamo, di voi tf senza dilazione, perchè urge àhreio fasci, Napoli -, mentre scriveva per -mezzo: dS Trecchi a Vittorio Emanuele la lettera che La Presse pubblicò (4) MF>, congedate Ca­vour e Farinai datemi M comando di una brigata delle vostre truppe, datemi PattmìUnti--PrMukh por .pm-MtMor.c ed io rispondo di tutto ..
(r) CURATUio: littorio '/,. MwìbalM-Giwouv-néifmti delta. Patria, p. 289.
(2) Epistolario La Farinai 417, voi. 11
(3) Memorie, voL III, p. 604,
(4) CURATALO, p, 353J op. cft.