Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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762
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Luisa Fiorì
II marchese accettò il gravoso incarico, eorse a Napoli, trovato Garibaldi sempre devoto al Re, ma irritatissinio coi suoi Ministri, deciso a romperla col Governo Sardo ed a ritirarsi dalla scena politica, si offerse di fere tentativi di conciliazione presso Vittorio Emanuele e ripartì per Torino. L'ottenere un' udienza dall' irritato Sovrano non fu impresa facile, alla fine il Pallavicino, fu ricevuto (a-) freddamente e rimproverato di essere partito la prima volta senza aver consultato il. Governo. Dopo una filippica contro Garibaldi, il Sovrano lo concedo con questa irrevocabile risposta per il generale: Faccia subito l'annessione o si ritiri fcf Anche I colloqui suoi con Cavour non ebbero esito migliore, malgrado egli cercasse sottolineare i pericoli a cui sì ie sponeva il Piemonte col rifiuto assoluto alle richieste del Dittatore, la possibilità di tentativi mazziniani e conseguentemente l'anarchia éjff guerra civile, il Conte irremovibile replicava che tutte le responsabilità sarebbero rimaste a Garibaldi. (2) Se Garibaldi vuole la lotta io Faccetto. Je me sens de taille à tutter ave e liti .
Tornato da Torino, presto il Pallavicino s'accorse che Garibaldi si era lasciato dissuadere durante la sua assenza dall'affidargli la pro dittatura, né erano infondate le supposizioni sue, perchè è proprio sS quei giorni la lettera (), che Clùratulo pubblica nel già- icitato volume, diretta al generale dal Bertani in cui fra l'altro è detto: Fate di conservare voi la somma delle cose senza la prodittatura di mezzo per ora... Che direste deltidea di convocare in attesta parte d'Italia un Parlamento in contrapposto a quello di Torino? II Pallavicino invece, mentre all'epoca della spedizione di Sicilia aveva raccomandato di non cedere alle pressioni del Governo sardo e di continuare l'impresa sulla via della rivoluzione pur sotto la bandiera di Vittorio Emanuele, a Napoli si pose subito arditamente di fronte a coloro che circondavano il generale e per ragioni partigiane lo spingevano ad un aperto pericolosissimo MSÌ sidio col Piemonte, sostenendo la necessità di non cedere i poteri dit-tatorali prima della liberazione della Venezia Giulia e di Roma. Né doveva essere tacciato d'incoerenza, l'annessione immediata della Sicilia avrebbe troncata l'impresa garibaldina a mezzo, mentre era necessario rovesciare il Borbone senza lasciare a lui possibilità di rinascita, né a Murat speranze ifaca il Napoletano, ma raggiunti questi obbiettivi il prolungarsi di una situazione rivoluzionaria, che cominciava già a farsi
(1) Memorie, vol,*EtI, p. 606 e sgg.
(a Ivi, p. 607.
(3) Opsra ài., p. 386.