Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <763>
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minacciosa, non avrebbe tardato a compromette quel programma a col egli si era votato: Italia mia con Vittorio Emanuele.
In Napoli il Marchese era quindi giudicato un cavouriano (1), ma egli in realtà non fu mai schiavo di un partito, ma apostolo di un'idea ed in quest'occasione diede nuova prova dell' indipendenza del proprio spirito e della fedeltà ai propri principi. Quantunque il dolore di rom­perla con Garibaldi fosse grandissimo, non potendo collaborare con uo­mini che sapeva ayvfènjS ggl suo programma, dichiarava risolutamente al generale, il quale differiva di giorno in giorno la sua nomina, che non avrebbe accettato la Prodittatura senza l'allontanamento del Bertani e del Mazzini, la cui presenza giudicava pericolosissima e dannosa alla loro causa. Pareva cedere sul primo punto il Dittatore, poiché egli stesso aveva avuto contrasti col Bertani, ma s'inalberava riguardo alla seconda richiesta. Il Pallavicino, certo che il patriota genovese si sarebbe spon­taneamente allontanato qualora fosse stato convinto che il bene del paese gli imponeva questo nuovo sacrificio, gli indirizzava il 3 ottobre una lettera dalle colonne dell' Opinione Nazionale 1.(5).
Facendo appello alla generosità dei suoi sentimenti lo invitava a partire Anche non volendo, voi ci dividete... So che le vostre parole suonano concordia e non dubito che alle parole corrispondano ì fatti. Ma non tutti vi credono: e molti sono coloro che adusano del vostro nome col proposito parricida d'innalzare M Italia un altra bandiera... . Casual­mente pubblicata la stessa sera in cui il Giornale Ufficiale portava la nomina del Marchese a Prodittatore, essa parve un programma del Dit­tatore stesso e fatto il giro dei Governi d'Europa li calmò sulla pre­senza del grande agitatore in Napoli. Ma il 4 ottobre avveniva a Ca­serta un colloquio (3) fra Mazzini e Garibaldi, il quale a quanto scrive Crispi, invitò l'altro a rimanere dichiarando che la lettera del Pallavi­cino era una aberrazione e che non doveva essere considerata come un atto di governo, ma una mossa di individuale competenza. Il 6 ot­tobre Mazzini rispondeva al Prodittatore rifiutandosi di partire in nome precisamente dei suoi sentimenti e dei suoi diritti di italiano. Le due
(1) Proprio in quel periodo il i" Ministro si dichiarava scrivendo al Mar­chese : pur se 'suo avversario politico, certamemente come privato suo devo­tissimo amico :.
(2) Due giornali erano nati in quell'anno a Napoli per sostenere e diffon­dere il principio unitario: V Opinione Nazionale diretta da T. Arabia e il Natio* nate, direttore il Bonghi.
(3) Memorie, voi. Ili, p. 617.