Rassegna storica del Risorgimento
PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno
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1926
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pagina
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771
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// marchese Giorgio TrwulzùhPaltavicino (1796*1878) 771
offerte ricompense, ma voleva la Luogotenenza delle Due Sicilie con poteri quasi dittatoriali, a cui Vittorio Emanuele, per quanto disposto alla conciliazione, diceva dì non poter giungere senza compromettere la dignità della Corona. Ad ogni modo il reciso rifiuto determinava il generale a partire il giorno 9 per Caprera: il io Farini veniva nominato Luogotenente del Re nelle provincie napoletane!
Purtroppo la partenza del Dittatore era stata preceduta da uno spiacevole incidente, che minacciò di compromettere i buoni rapporti col Marchese. L'8 novembre il Re gli aveva trasmesso il collare dell'Annunziata, senza dare contemporaneamente testimonianza di riconoscente stima al Mordini, come Garibaldi avrebbe desiderato e pare anche sollecitato. Scrive il Pallavicino (1): Sdegno di Garibaldi. Si scambiano fra noi amare parole: ed io mi ritiro a casa mia, ricusando di prender parie alla solenne cerimonia della presentazione del Plebiscito, che ha luogo con gran pompa al Palazzo Reale . In realtà dalle lettere seguenti appare chiaramente che la stessa onorificenza, forse con un lievissimo ritardo, venne offerta al Prodittatore della Sicilia che la rifiutò; infetti lo stesso giorno Garibaldi, onesto e generoso sempre, così scriveva: Caro Pallavicino, io devo chiedervi scusa per l'avvenuto questa mai-tina. Dissi che era un insidio fatto a me, intendevo non fatto da voi, poi non sapevo che Mordini avesse ricusato il dono .
Il 16 novembre il Pallavicino lasciava Napoli e giunto in Torino, prima di ritirarsi nella diletta San Fiorano ebbe numerosi colloqui con Cavour, al quale si studiò di far conoscere gli uomini e le condizioni delle provincie meridionali, gli uni mal giudicati e le altre mal conosciute in Piemonte e, malgrado i recenti screzi con Garibaldi, non mancò di protestare contro la nomina di Farini, guanto di sfida gettato all'Eroe.
Dal suo romitaggio scriveva a Biagio Caranti (2) : Ieri prodittatore a Napoli, oggi sindaco a San Fiorano: Quale cambiamento di scena! Ma io non cambio. Io non sono e non sarò mai ne cavouriano, ne mazziniano, ne garibaldino : un solo pensiero sia nella mia mente, un solo affetto nel mio cuore: l'Italia/ . Ed appunto per questo temeva gli infami propositi di quanti spingevano Garibaldi contro Vittorio Emanuele e continuava da privato cittadino la sua opera di conciliazione. Infatti la sua nomina a Senatore, del febbraio 1860, l'aveva escluso dall'attiva vita parlamentare.
(1) Memorie, voi. Ili, p. 650.
(2) Memorie, voi. Ili, p. 655.