Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <773>
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// marchese Giorgio Trmihdo-Pallavicino (ifgó-iSySj 773
parsa nel giornale La Discussione, in cui erano inseriti documenti com­provanti che i telegrammi di Rattazzi, invocanti severità di mezzi nei riguardi del movimento garibaldino, non erano che risposte ad altret­tante precedenti sue informazioni sull'esistenza di tali arruolamenti, su­bito da lui segnalati, intorno ai quali chiese replicatamente istruzioni, che dapprima non vennero e poi imposero a lui, amico di Garibaldi, una linea di condotta che egli non avrebbe potuto seguire.
11 Pallavicino si ritrava così dalla vita pubblica, ma l'amor di pa­tria era in lui troppo viva perchè egli si potesse disinteressare alla so­luzione del grande problema unitario, mancandogli l'arringo parlamen­tare, dava alle stampe alcuni scritti nei quali esponeva le sue convin­zioni ed i suoi giudizi. Nel '63 pubblicava alcuni oposcoli intorno alla questione italiana, alla questione romana in cui affermava la sua solida­rietà con Garibaldi e la necessità che il partito d'azione non indebolisse le proprie energie in Polonia, ma le mautenesse integre e pronte per la liberazione di Roma e di Venezia. E poiché questa per essere sicura ed irrevocabile doveva essere compiuta con forze esclusivamente nazio­nali, in altri scritti (1) sosteneva l'opportunità di armare la Nazione per sottrarci anche alla tutela della Francia, che ci imponeva un' impossi­bile ed assurda conciliazione col Papa.
Avverso alla Convenzione di settembre, perchè incredulo più che mai sulle generose intenzioni di Napoleone III, nel gennaio del 1865 da Pegli dirigeva riverenti, ma schiette parole al Re (2), dichiarando­gli come i suoi consiglieri inetti o tristissimi lo avessero spinto in una situazione illogica, dalla quale era necessario uscisse per non perdere tutte le simpatie del Paese e come mezzo di salvezza invocava ancora la piena efficienza dell'esercito. Ma il Sovrano non aveva libero U braccio, quanto il suddito la parola e questi di fronte alle incertezze, alle mezze misure, alla politica apparentemente anti-unitaria, che la prudenza o le circo­stanze suggerivano al Governo, fini col tenere un nuovo linguaggio.
Parlando del suo progetto di costituire un grande partito nazionale non esitava a dichiarare (3) :
Vogliamo VItalia una ed indivisibile a qualunque prezzo t sopra al -monarca agli occhi nostri sta la Nazione e faceva sue la parole di Garibaldi: // sistema di governo adottato dalla mia coscienza è quello
(x) Non più indugi! (Torino 1863) e Non disarmo! (Torino 1866) e lèt tere in Curatulo, p. 4.00 op. cìt.
(2) SALAZARO, op. eli., p. iiigS.