Rassegna storica del Risorgimento

PALLAVICINO TRIVULZIO GIORGIO GUIDO
anno <1926>   pagina <774>
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Luisa Mori
adottato dalla maggioranza nazionale . Linguaggio altrettanto energico ed esplicito teneva in un nuovo indirizzo (i) a Vittorio Emanuele dei dicembre 1867 e nello scritto: UItalia nel 1867 <* Considerazionipoli­tiche, in cui attaccava il Ministero, sosteneva l'alleanza prussiana, re­spingeva ogni trattativa con Napoleone e chiedeva che si mettessero alla prova gli uomini di Sinistra e si iniziasse la politica imposta dalla Nazione coi suoi plebisciti.
Nel '70 il sogno di tutta la sua vita si compiva, ma gli errori, le viltà, le ambizioni di cui gli parevano colpevoli gli uomini che regge­vano l'Italia, lo spingevano sensibilmente all'idea repubblicana benché persistesse a credere la repubblica la forma governariva dell''avvenire, alla quale la Nazione avrebbe dovuto giungere solo dopo un profondo rinnovamento morale in tutte le classi e dopo una conveniente educa­zione ed istruzione delle masse.
Riteneva il popolo immaturo non solo per quell'evoluzione, ma anche per il suffragio universale e sopratutto incapace di capire e pra­ticare le teorie dell'Internazionale la cui propaganda giudicava perico­losissima. Colla solita franchezza a Garibaldi, che vi aveva aderito, scri­veva che la sua condotta gli era incomprensibile, perchè egli sentiva che non avrebbe potuto stendere la mano agli uomini della nuova scuola, i quali per essere coerenti non dovevano amare la Patria sopra ogni cosa, mentre egli amava l'Italia sopra tutti a sopra tutto. Intorno ad un altro punto dissentiva: anticlericale, ma non ateo, deplorava le in­temperanze dell'Internazionale nella lotta anti-religiosa, convinto che non la fede fosse la nemica del progresso umanitario, ma bensì ì clericali corruttori del cristianesimo, corrotti alla loro volta dal cattolicismo uffi­ciale di Roma. Combattiamo dunque i clericali, setta politica, lasciando in pace i cristiani, fratellanza religiosa... (2).
Invocava dunque saggie riforme, ammetteva la necessità di radicali misure, che ci spingessero verso forme più evolute di vita sociale e po­litica, ma voleva ordine progressivo e non sbalzi e quindi anche alla repubblica guardava soltanto come ad un trapasso forse inevitabile nel futuro, se la Monarchia avesse persistito a mostrarsi impotente a con­cederci la libertà, dopo l'indipendenza e l'unità. E poteva quindi one­stamente rispondere a chi gli rimproverava di aver mutato bandiera:
(1) CURATOLO, op. cit., p. 37
(2) Le questioni del giorno, p. 81 (Milano 1874).