Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <789>
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// Napoletano alla vigilia dell* annessione nel 1860 780
Riassumendo, lo stato dell'istruzione in Napoli, mostra come sia difficile creare in un simile ambiente una classe dirigente bene orga­nizzata e compatta, che sì renda conto dei problemi che la circondano. C'era una fioritura sporadica di personalità, che, se si distinguevano splendidamente, erano tuttavia destinate a rimanere isolate nello svol­gimento della vita del paese. Questo spiega, come la presenza di ottimi ministri nel Governo, di ottimi ufficiali nell'esercito, di ottimi professori nell'Università, non impedisse alla vita del regno di svolgersi in un atmosfera d'isolamento e di immobilità. Un uomo come Ludovico Bian­chini, si riduceva soltanto ad essere un consigliere poco ascoltato, e non poteva e non potè mai nulla per mutare le direttive dell'ottusa politica borbonica. Un esercito che fuggiva sempre poteva tuttavia avere nel suo seno uomini come Giuseppe Pianell e Enrico Consenz, così, un ambiente culturale che aveva in sé vere e proprie personalità era incapace di creare una classe dirigente compatta ed attiva. A Na­poli prima del '60 non ci fu neppure un vero e proprio partito poli­tico, vale a dire un' organizzazione che avesse un programma ben de­limitato e chiaro. Si può parlare se mai di correnti politiche e, sé: esi­stono splendide figure di martiri che subirono esilio e prigionia, esse non poterono creare intorno a loro una corrente decisa.
3. LA BUROCRAZIA
La borghesia intellettuale oltre a formare una classe numerosa di liberi professionisti formava anche la classe burocratica. Si è molto scritto specie dopo il 1860 contro la burocrazia meridionale. Bisogna pensare però, che, data la caratteristica mancanza di attività industriali e commerciali, il ceto medio che non possiede terre non trova altra via che l'impiego in una delle numerose amministrazioni dello stato. Si ha piuttosto l'impressione che i funzionari partecipassero della len­tezza che era in tutto l'organismo governativo. Abbiamo visto le rela­zioni degl' intendenti i quali erano i primi a non avere un' idea chiara della provincia al cui governo erano preposti, ora, se si pensa che l'inten­dente è il più alto dei funzionari emanazione diretta del governo centrale si può capire che i funzionari che lo circondano non erano gran che più utili nello svolgimento della vita del paese. Erano i veri esponenti della piccola borgesia intellettuale del Napoletano, che non era in fondo mai eccessiva nelle sue opinioni politiche. Si limitava piut­tosto ad esser profondamente municipalista ed a seguire per forza di cose il governo che la manteneva.