Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <793>
immagine non disponibile

XI Napoletano nella vigilia dell'annessione nel 1860 793
potere agire militarmente all'occasione (i), Parole che furono profe­tiche. Della primitiva cura di Ferdinando II. poco 0 nulla restava; quello che sopra tutto mancava era la forza di coesione tra ufficiali e ufficiali e fra i capi e i gregari, questa mancata coesione fu palese nel 1860. Non vi fu neppure tra i capi di questo esercito unità di azione, quanto alle truppe si ribellavano e si diperdevano. Per gli ufficiali vi furono tre modi diversi di concepire il loro dovere, secondo l'acuta espressione del Ferrarelli nel suo studio sull'esercito meridionale: Di Sii .ufficiali uno militò con Garibaldi, uno andò a Gaeta, un terzo non difese il re e non militò con Garibaldi perchè crede che i due doveri non si potessero scindere .
Questa diversità è caratteristica perchè mostra quanto la personalità potesse sulla coesione: àlétini ufficiali sono borbonici, altri liberali mo­derati, pochissimi unitari.
La propaganda degli inviati piemontesi nel 1860 trovò nel napo­letano la marina favorevole, l'esercito incerto e restio l'organismo stesso dell'esercito era disorganizzato. Era logico dunque che nel 1860 que­ste truppe si sfasciassero per dissoluzione interna più che per urti di combattimento. Non ci furono né vincitori né vinti secondo la epressione del Ferrarelli. Ma l'esercito napoletano andò tuttavia in fran­tumi. Bisogna pensare che il disordine maggiore esisteva alle sue spalle, il Paese era in anarchia completa, era quindi logico che l'esercito, sfa­sciatosi il regime che avrebbe dovuto sostenere, si sfasciasse a sua volta.
6. LA NOBILTÀ
La nobiltà di vecchia data, quella cioè il cui grado e le cui ric­chezze erano anteriori :ai periodo francese era ormai al 1860 in piena decadenza. Questi nobili vivono alla capitale quasi esclusivamente dei benefìci del Re, nell'esercito, nel clero, nella magistratura. Non rap­presentano più ormai un elemento vitale nel Paese. Sono tutti borbonici naturalmente, anzi sono quelli che il Bianchini chiama ultra realisti. Questo cì spiega come fossero chiamati traditori quei pochi che non emigrano col re nel 1860. In un opuscolo polemico contro Piannell si rimprovera infatti al generale il suo tradimento: Chi vi tolse dal nulla? Se non colui a cui dovete tutto? Voi siete stati colmati di be­nefici e di cariche del Sovrano . La maggioranza dell'aristocrazia
(r) Gir. G. PIANSLL, Memorie e lettere, pp. 111-118-134-136.