Rassegna storica del Risorgimento

DUE SICILIE (REGNO DELLE)
anno <1926>   pagina <803>
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Napoletano alla vigiMa dell*annessione nel 1860 803
prietà, la volontà di ikticare, e il sapere, allora il problema sarebbe fe­licemente risolto, e la miseria minorata di molto quella miseria le cui cause sono chiarissime a tutti ! La mancanza di numerario, la man-mm di una Cassa di sconto e di una Banca fruttuaria . Qui, i col­pevoli non sono i contadini ma i grandi proprietari : Che se le nostre voci e i nostri consigli giunger potessero all'alta classe dei proprietari che vìvono alla Capitale vorrei dir loro che i vistosi capitali che hanno, potrebbero con molto utile essere anticipati ai lavoratori dei poderi di loro spettanza (1). Nel 1844 si è trovato il rimedio più chiaro: Si .è-visto dopo molte indagini che la somma di 2 milioni di due. baste­rebbero ad estinguere il debito di questa provincia e a provvedere alla agricoltura. Se questo capitale si potesse raggiungere la nostra terra ri­sorgerebbe * (2).
Il Relatore crede in buona fede che realizzando quella somma (del resto esorbitante e la cui realizzazione è una semplice ipotesi) tutti i disastri che ha denunciati prima scomparirebbero immediatamente, e non si rende conto che, estinto il debito, la terra il clima, la produzione si troverebbero nelle stesse condizioni di prima. Se queste opinioni, questo ottimismo, questi rimedi infantili erano nella mente di uomini, che, per le loro attribuzioni avevano tutti gli elementi per conoscere a fondo la realtà die- latti, esse erano, ancora più tenaci della mentalità degli in­tellettuali, di coloro che scrivevano studi sull'economia della provincia, risiedendo a Napoli. Lo stesso Bianchini che è un uomo intelligente è per­suaso che tutto il problema economico del Mezzogiorno sia una questione di persone, e si risolva con un rimpasto ministeriale o con un decreto che cambi gli Intendenti e faccia tacere la perfida setta degli ultra rea­listi. Tutti, sono persuasi che con qualche modificazione di governo ogni problema sarà risolto, né vi è> su questa materia alcun dissenso fra le varie tendenze politiche; avendo per base comune la certezza di vivere in un paese potenzialmente ricchissimo, i borbonici concludono. Si sta bene come stiamo , i riformisti : Si starà bene con qualche mo­dificazione di leggi e di ministri , gli unitari: Si starà bene cam­biando il Re e il Governo di Napoli col Re e col governo del Pie­monte .
In quella fioritura di opuscoli' che segui i moti del 1848, gli e-serapi di questa mentalità un pò puerile che risolveva le questioni con i se, e col condizionale di quelle opere che non c'erano e di quei progetti
(r) Atti, anno 1838. (2) Aiti, anno 1846.