Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno
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1926
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pagina
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842
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842 Eugenio Casanova
vòlte che Ravvicino, le* trovo seup'pqppui l>ilÌQ5tìj, aniMoso ed in so-* stanza., poi, ignorante . Peggio ancora aveva scrittói del Crispi il 13-giugno dello stesso anno proposito di un litigio ra M*. iCecio è H Gagliani, finito con unasMa da parte di ;uest'oìtain, U Crispi a ciò non risposè-'i poiefek gli nomini di quella tempra tìQn sono iiiica conseguenti a se stessi.
Carissimo Rosolino, che vuoi che i'o tì! dicessi? Crispi k nino di quei tali uomini, che non mi persuadon*) appieno. Quell'uomo. dà: t tanta importanza! E, poi, quello che più mi digóle, sf è che mi pare assai attaccato a quei di Parigi. Il suo passato e forse il !' ,p*e- sente giustifica la mia riflessione. Magliài Rosolino. Sii cauto! Consigli curiosi in bocca d'i eh* doveva poi diventare legatissimo coli'Amari, cogli Stabile e cogli altri di Parigi cui alludeva'! Comunque sia, esprimevano un'impressione che pareccM '.condìvidevaiiio;; impressione che d'altra parte il Crispi ricambiava eOM altrettanta diffidenza e, persino anche, ostilità.
Ogni volta che parli del Cameroni il Crispi scriveva il 16 marzo 1851 al Pilo metti innanzi agli occhi il cav. Roceella. E una cosa che m'irrita. Costui è il mio più feroce nemico, perchè .i,o; ots> me ne sono tenuto lontano, e l'ho dato agli -altri come in verità egli è.
Questo mio procedere dal Roceella è stato ricambiato, procuran- dorai quella lotta, che non mi par vero come oggi sembri calmata. Tu non puoi immaginarti quanto ha fatto contro di me questo infame; a cui han fatto compagnia Iorceri, ilquale, secondo egli stesso ha detto, ha voluto vendicare La Masa, e De Giuseppe, che io neanco conosco di vista. E tu, intanto, è sino a due lettere che, parlando di e Terrasona, mi metti innanzi questo signor Roceella... .
La lotta non era calmata, come si meravigliava .-il Crispisi serpeggiava nascosta preparandosi a scoppiare più minacciosa in seno alla Società dell'emigrazione italiana. Era effettivamente fomentata dal Roceella e da suoi parenti e aderenti; l'oggetto n'era Francesco Crispi.
Ma se quelli ne furono gii autori e la vittima designata, agli occhi del gran publico i loro nomi scomparvero; e parve invece per un momento che l'emigrazione siciliana sorgesse in piedi contro il resto dell'emigrazione italiana sicché tutta la compagine di questa minacciasse di cadere infranta sotto i colpi dei dissideati siciliani, a somma gioia della stampa e del Governo borbonico. Occorse tutta l'abnegazione dei buoni, residenti a Genova per calmare la procella e ricondurre la quiete e la dignità sulle acque sempre agitate dell'emigrazione.
Abbiamo già invitato gli studiosi a non scordarsi del Comitato di