Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1926>   pagina <843>
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Il Comitato centrale siciliano di Palermo (184.9-1852) 843
soccorso per l'emigrazione italiana diretto dal Camerotti, dal Correnti, e da altri; la sua diramazione genovese; l'istituzione a Torino, per opera del Cipri, della sala da pranzo per gli emigrati delle Sicilie e della So­cietà Calabro sicula. Altri elementi di studio daremo loro colle notizie che ora e in seguito forniremo su altri di quegli istituti di mutuo soc­corso che furono il pensiero impellente ed ossessionante dell'organizza­zione degli esuli italiani, ed uno dei divulgatori più attivi e dei fattori più veri del nostro Risorgimento.
Il 14 marzo 1850 un Comitato provvisòrio, di cui era presidente G. A. Romeo e segretario L. Caruso, diramava un appello agli emigrati delle Due Sicilie (Concordia, an. Ili, n. 64, 15 marzo 1850) che li in­vitava a riunirsi la domenica 17 marzo alle ore 12 al 30 piano della casa posta in via Borgo Nuovo, n. 43 a Torino per costituire una So­cietà che sola permettesse l'onesta esistenza degli emigrati . La So­cietà così costituita assunse il nome di Società delle Due Sicilie o Co­mitato di soccorso all'emigrazione siculo napoletana che col concorso dei piemontesi e delle altre emigrazioni si prefisse di venire in aiuto dei non scarsi fuorusciti meridionali indigenti.
Il 28 settembre dello stesso anno, il Romeo, confermatone presi­dente, pubblicava in una lettera, inserita nel n. 231 della Concordia i nomi dei sottoscrittori piemontesi, fra i quali il Cavour per lire 50 e il D'Azeglio, presidente dei Consiglio, per ugual somma.
Ma, pur troppo, infiniti erano. i bisognosi e scarsi i fondi dispo­nibili. Alla buona intenzione noie corrispondevano i mezzi.
E, quel che è peggio, come sempre avviene, i mormorii, sollevati dalle prime restrizioni, acquistarono maggior corpo man mano che sce­mavano i soccorsi e diventarono clamorosi. Non mancarono le solite insinuazioni e calumile contro gli amministratori, persino quella di es­sersi concessi spontaneamente prestiti vistosi che avevano vuotate la cassa mentre gl'indigenti non ottenevano alcuno aiuto:;; ed altre .simili.
Comunque, non potendo reggersi, la Società fallì; e per alcuni mesi i bisognosi rimasero privi di quel modestissimo conforto.
Sentendosene allora la mancanza, massime sotto i rigori dell'in­verno torinese, pochi volenterosi, anche fra gli antichi e bistrattati am­ministratori, pensarono di sostituirvi Min altro consimile organismo, ma sempre con base più larga che permettesse l'affluire dei soccorsi, non più soltanto dei meridionali ma di tutta l'emigrazione italiana di Torino.
Indetta una seduta preparatoria v'intervenne anche Francesco Cri-spi; il quale ne riferiva, il 2 luglio 1851, a Rosalino Pilo nei termini seguenti ;