Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
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1926
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Eugenio Casanova
Sul finire di dicembre 1850 e i principii di gennaio 1851, molli italiani si sono riuniti in casa del dottor Riboli, parmigiano, per la costituzione di una Società dell'emigrazione italiana. Fummo invitali <c la maggior parte dei siciliani qui residenti; ma non vi siamo infcèf- venuti che io, Di Pasquali, Ciaccio, Giliberto ed una volta se non erro, anche Luigi [Orlando], il quale parrai che in una seduta tròvavasi in Torino. Si fece lo statuto che avrai già letto nel giornale di Remo- rino, e che firmammo. Si decise, nel giorno della firma dello statuto che gì' intervenuti se ne avrebbero preso copia e lo avrebbero fatto conoscere ai loro amici e procuratone delle azioni. Io non me ne presi copia, perchè non aveva a chi dirlo: non so se Di Pasquali, Ciaccio e Giliberto fecero parimenti. Mancini, però, ne mandò ai tre siciliani, che allora scrivevano nella Croce dì Savoia, per mezzo del di lui cognato Oliva, il quale è stenografo di quel giornale; ed a quanto me n'è stato detto, quei tre si rifiutarono di firmare.
Furono raccolte, intanto, le mille azioni, che secondo l'art, 4. sono condizione principale alla costituzione della nuova Società .
Nel frattempo, l'antipatia degli esuli di Genova verso i Roccella ebbe modi di manifestarsi clamorosamente; sicché da Torino, Gaetano De Pasquale, di cui il Terasona scriveva il 29 aprile 1850 a Rosalino: Non posso simpatizzare con uomini che parlano molto ed han fumo. L'a- nimo mio è quello d'uno stoico: è divenuto freddo, arido anzi. Dov'è fumo e parole, non è il mio lato più , il De Pasquale, ripetiamo, mandava, il 2 maggio, i seguenti consigli al Pilo e insieme la propria giustificazione; alla quale il Terasona aggiungeva anche alcune sue considerazioni:
Desidererei che in Genova non si tenesse da qualcuno ae- cesa la face della discordia senza un motivo. Si è dovuto stentare a trattenere Roccella che voleva venir in Genova a farne qualcuna delle brutte, giacché costì si vede ritenere ad ogni costo per spia. Dì << pure tutto il male che vuoi di Roccella, della cui vita privata io non voglio saperne, ma, per Dio, dire che uno è spia è somma ingiustizia. Costa a me, che era in Palermo, quanto soffrì sotto la ristorazione borbonica e come fu terribilmente perseguitato a morte da quella po- lizia. Io son pronto a farne una dichiarazione in iscritto anche, se occorresse, perchè non vorrei che s'infrenasse ingiustamente un uo- mo che è stato vittima del governo dispotico é. ora si conduce assai bene nella emigrazione. Attendo au questo particolare una tua rispo- Sì.,. Terrasona veMIo stamattina ad abitare nella stanza attigua * alla mia .