Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1926>   pagina <845>
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// Comitato centrale siciliano di Palermo (1849-1852) 845
Torino, 7 maggio 1851. * Mio caro Rosolino,
Non vale la pena che io m* intrattengo di proposito per cose alle quali non credo dover dare tanto interesse, mentre io in quanto a persone ho avuto e avrò sempre per sistema di non incaricarmene gran fatto, giacché ne accuso né difendo alcuno se non vi sono spìnto da irresistibili motivi. Se io ti scrissi qualche parola intorno a Roccella, lo feci per evitare che si rimestasse il fango, dappoiché essendovi di questi urti personali, ciascuno che si tiene per offeso si crede nel dovere di offendere il suo offensore, e così protebbe darsi campo alle vicendevoli calunnie,, diffamazioni, ec. lo che, in fin dei conti, ridonda sempre in male della gerarchia 1 Io ti prevenni nella mia lettera che della vita privata di Roccella non voglio saperne nulla, r dappoiché sotto questo riguardo l'affare sarebbe disonorante per chi ci si mettesse. Mi crederei soltanto nel dovere di testificare due fatti : uno, che in Palermo, dopo l'entrata de* regi, ftx sempre perseguitato < dalla polizia; l'altro che in Torino, fino a questo momento, non ha * dato alcun motivo di riprovazione, essendosi condotto regolarmente.
Per tutt*altro poi non so nulla, e, ripeto, non ne voglio saper nulla.
Tu quasi mi rimproveri, volendomi pigliare in contradizione, per on mio foglio che esiste presso te, nel quale io facevo degli sfoghi contro Roccella e altri.
Io non rammento di averti specificato de' fatti di cui avrei po- tuto occupare quei tali soggetti. Ti avrò forse scritto che io non av- vicinava quella ciurmaglia, come non i' ho mai avvicinata, né l'awici- nero in tutta la mia vita, perché son certo di non farvi la miglior figura del mondo. Ma qui la questione è tutt'altra. Io ti ho pregato solamente d'impedir che in Genova si desse appicco, per qualche personale antipatia, -a seccantissime e inopportunissime scritture, le: quali poi finiscono per niettere in discredito l'emigrazione, perchè la canaglia è si facile a darsi a vicenda del ladro e della spia.
E poi la onesta emigrazione è costretta a sentirsi domandare da questo e da quello: È vero aefaè il tale è ladro? È vero che il tale è spia? E credo che questo debba da noi evitarsi d qualunque costo. Ecco la ragione onde io e La Masa, a cui ho fatto leggere la lettera, ci 4 siamo mossi a scrivere una parola costì. Che se poi ci regalate del titolo di buonissimi e amanti dell'ordine, lasciamo a voi stessi il tempo a riflettere se meritiamo o no questo sarcasmo. In tutti modi ti posso assicurare sul mio onore che io non dirò né scriverò più