Rassegna storica del Risorgimento
1817-1818 ; PROCESSI ; MARONCELLI PIERO
anno
<
1915
>
pagina
<
195
>
Il yroomo MaroneelM del 1817-i. 195
Spetto ripeto il direttore generale della polizia aveva pelato gli ocelli addosso al giovane carbonaro di Forlì. Ma ora nel settembre, il Maroncelli era passato in seconda linea; non rimaneva che la famosa cantica accusata di eresia, e l'appartenenza di Ini (Maronceili) alla setta carbonica; cose, ognun lo vede, jf ben poca importanza, mentre si imbastivano i colossali processi marckegiani, dove gli imputati, in buona parte vinti dalla pusillanimità e dall'egoismo, molti e preziosi segreti fornirono al Governo intorno alle organizzazioni settarie di pressoché tutto Io Stato Pontificio. Perciò il Maroncelli poteva ben essere dimenticato <B*I suo processo poteva ben essere tirato innanzi con noncuranza. Quanto, nel corso di questo capitolo, via via, avremo occasione di vedere, non potrà che recare una conferma alle mie afférmazioni.
In attesa del costituto Maroneelliano del 13 dicembre 1817, ci è lecito intanto, col sussidio della sua corrispondenza, studiare molto da vicino il nostro protagonista.
Appena giunto in Roma, il Maroncelli scrisse, naturalmente, alla propria famiglia, ma perchè la lettera giungesse sicuramente a destinazione, la inviò all'amico Gabriele Cimaioli di Forlì, con Q seguente biglietto, in data 12 settembre 1817:
Carissimo Gabriele; non meravigli erete per questa mia e Pao-elusa, se pórrete mente che senza la coperta non sarebbe andata o tardi andata, e ietta. Vi ò scelto però, e per la nostra amicizia, e come persona senza sospetto; e gradirete questa mia confidenza. Io sono in casa del cancelliere delle carceri, e nissuno può parlarmi, e non posso scrivere senza presentare gli scritti : ma la Provvidenza non mi abbandona. Pacca à cui mi diresse cotesta Legazione, mi tiene qui a sua disposizione, e non mi à fatto saper niente. Ed ecco il primo inganno, che io venni dimandato a Forlì p nome della Inquisizione, e non è stto rcero. Assicurate i miei che io sono tuttavia tranquillissimo Fatemi sapere le nuove del* PEuróaia, e miegno tffijm vostro Eiero M..1
Tre giorni dopo così scriveva a mona. Tiberio Pacca:
Già, decorsero quaranta e sette giorni dalla mia prigionia, Bensa c'ite lo; cedessi le determinaziosjl del governo sul carico datomi pel canto M San Giacomo. Io pero, per la giustizia della
I1 Gi; h gittata In minuta (M. iggig