Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
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1926
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Eugenio Casanova
Nel supremo anelito della loro vita, diretto a sovvertire gli ordini in Italia costituiti, che agli italiani negavano nazionalità, libertà, indipendenza, per rifarvi tutto da capo, alcuni sognavano di sconvolgerne più profondamente ancora il popolo per arruolare il massimo contributo di uomini d'ardire e d'azione all'impresa che vagheggiavano. Quindi abbracciavano con entusiasmo le dottrine che insegnavano a'distruggere le basi stesse della società umana, predicavano la rivoluzione, la preparavano almeno teoricamente, Dissetavansi pertanto alle fJt del S-dìalismo di Louis BTanc; applaudivano ai rivoluzionari socialisti del Le-dru-Rollin, e anche ai socialisti democratici, non senza dare una capatina persino nell'anarchia del Proudhon: nomi tutti a noi noti, perchè già invocati o respinti dal Comitato di Palermo.
Il fatto stesso, però, di questa ripulsa ci avverte che quelle teorie erano in Sicilia piuttosto temute che favorite; e ci spiega perchè scarsi fossero i siciliani, che a Parigi vi aderissero. Vi tendevano, bensì, i federalisti, intransigenti, tipo Laudi; colla loro tendenza ci ricordano che, forse pensando a loro, il Proudikon scrìsse più tardi (1862) la sua Fèdèration et Unite en Italie e (1865) le sue Nouvelles observations sur Punite italienne. Quantunque allora mazziniano fervente, ne godeva pure Saverio Friscia; il quale colla simpatia che vi dimostrava dà ragione dell'ulteriore sua evoluzione all'internazionale. Ne pizzicava persino anche l'ex deputato Giovanni Interdonato, senza però uscire dalle nebulosità della teoria.
Più numerosi erano, invece, gli esuli, i quali per la loro stessa condizione, per le persecuzioni patite dai governi monarchici della Penisola, professavano idee repubblicane e s'iscrivevano disperatamente al partito d'azione. Cercavano anch'essi una fede che, vendicandoli, rovesciasse gli ordini stabiliti e ne creasse altri in cui potessero risorgere; e, pertanto, non si fermavano sempre alla repubblica, ma s'intingevano anche nel ribollimento socialista che allora straripava nelle classi popolari. Le sofferenze di due anni di esilio li avevano esacerbati; ed essi erano i più spinti fra gli emigrati, incontentati ed incontentabili. E quindi quella fede non aveva per tutti la stessa intensità, né la stessa fermezza. Essi vi si acconciavano momentaneamente, pronti ad evolversi verso altre teorie più rispondenti ai loro bisogni. Per l'eccitabilità del loro carattere, acuita dai patimenti, erano insofferenti di freni, di superiorità. Persino il Mazzini, ch'era stato l'oracolo; delle loro generazioni, perdeva, non la loro stima, ma la loro adesione. Tutti paiono decisi a non farsi reggere per il potere di qualsiasi uomo influente del no- stro pslrtito * scriveva da Parigi al Pilo Carmelo Agnetta l'n set-