Rassegna storica del Risorgimento
1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
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1926
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pagina
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889
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// Comitato centrale siciliano di Palermo f/Sp-i8j2j 889
sociale e dall'altro la maggiore libertà d'azione degli individui, dei comuni e delle naturali circoscrizioni storiche e geografiche. I punti, che restano di mezzo tra quei due estremi, consentiti da tutti son << piuttosto legislativi .eh, fondamentali, g molti dispareri che sorgono adesso su tali punti si dilegueranno quando i legislatori prenderanno a trattarli praticamente. Dond'è che differire la disputa non importa, come pensano alcuni, differire una lotta, ma può riuscire a tron- caria.
11 Comitato dichiara adunque che sia inutile annunziare prevenne tivamente qualsivoglia opinione su le condizioni del patto fondamen- tale della Nazione, e che ciò apparterrà esclusivamente ai rappresen- tanti della Nazione libera di pronunziare il suo voto alla Costituente Italiana che sarà convocata. Il Comitato però manifesta che in tutti i casi, a creder suo, la Sicilia ve si deliberasse la assoluta fusione dell' Italia, dovrebbe entrarvi senza esitare; ma che adottando un si- sterna federale, dovrebbe farne parte come ogni altro Stato indipen- pendente e membro principale del sistema.
Dalla Nazionalità passando alla forma del Governo, il Comitato pensa che .questa debba essere la Repubblica Democratica, Se la Monarchia fu mai necessaria o conveniente nelle società umane, il che resta anche in problema, essa oggidì à compiuto al certo il suo tempo. Un governo: assoluto non è più compatibile coi tempij un governo misto, la Monarchia costituzionale, come .si chiama comune- mente, è una finzione, una transazione incerta, uno Stato intermedio e di passagio, una forma che si va dileguando di giorno in giorno presso i popoli, i quali vi sono avvezzi da secoli;: pianta che invano si è tentato d'innestare nei paesi ove non g erano avvezzi né i pó- poli, né i principi. Questa forma di tutela non può ormai che incep- pare l'azione della umanità adulta, impedire il progresso continuo dei popoli. Lasciando le teorie, lasciando l'esperienza delle altre na-<< zìoni, e limitandoci all'Italia e agli ultimi tempi, noi l'abbiami vista inefficace a fondare la Nazionalità ed a garantire la libertà; noi l'ab- biam vista spezzare e calpestare dai principi che l'avevan giurata, con una sola eccezione la quale non dura da sì lungo tempo che possa distruggere il principio dimostrato dalla ragione e confermato dalle crudelissime esperienze di Roma, di Toscana, di Napoli e della stessa Sicilia. In Sicilia la Monarchia restaurata abbandonò la libertà che le affidava i suoi destini;; in Sicilia la nuova dinastia, chiamata al trono dopo l'atto del 17 aprile 1,848, abbandonò il paese nel solo in-