Rassegna storica del Risorgimento

1864 ; COMITATO NAZIONALE ROMANO
anno <1927>   pagina <162>
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mente la parte che chiamerò pacifica e legale di quel programma, la qviale solo a suo giudizio può' fornire un addentellato e servir di base a negoziati diplomatici o anche ad importanti deliberazioni parlamen­tari. E tante e sì vive furono le raccomandazioni ch'egli mi fece su ciò, che io non potei dispensarmi dal porgli la questione, se, dandosi il caso che voi non foste potuti riuscire in quella parte del programma, se non rinunciando all'altra, avreste dovuto abbandonare questa pel buon risultato di quella. Mi rispose: a meno che la dimostrazione popolare non debba riuscire di una importanza inattaccabile, sarebbe meglio deporne affatto il pensiero, piuttosto che compromettere con essa la manifestazione le­gale ecc., bene inteso che la buona riuscita dell'una e dell'altra ri man sempre l'ideale dei desideri comuni. Per quello che riguarda le provincie, raccomandò viceversa la seconda parte del programma e sopratutto la simultaneità e generalità del movimento, insistendo per altro che tanto a Roma come altrove si badasse bene ad evitare ogni conflitto, o per dir meglio ogni provocazione veiOil Francesi; del che non mancai di fare da parte vostra le opportune limitazioni e riserve. Udito ciò che il Maestro attendeva da voi, mi feci naturalmente ad esporgli ciò, che voi a buon diritto vi attendavate da lui, e che credo possa riassumersi in fiducia, favore e materiali di duplice specie. Non trascurai di parlargli per disteso di tutto, ed incominciando dalla fiducia; lo pregai di chia­rirmi quali fossero i vostri rappresentanti che erano da lui preferiti. Egli mi rispose chiedendomi (notate bene l'importanza) quali fossero quelli, che godevano in preferenza la vostra fiducia* e siccóme io no­minai Flavio il e Mario, così egli soggiunse dichiarando, che a questi appunto egli avrebbe continuato la sua confidenza speciale.
Mostrai qualche dubbio appoggiandomi al fatto della famosa Com­missione; ma egli si affrettò a rassicurarmi, affermando di non aver vo­luto entrare in alcun rapporto coi Commissari, finché questi non si fos­sero posti d'accordo coi nostri rappresentanti. Credo non troverete af­fatto inutili queste spiegazioni, per le quali la questione di fiducia è posta di nuovo nei suoi legittimi ternitó, e dalla quale si scorge, come il Governo non voglia affidata ad altri che a voi la direzione delle cose costi. La sola riserva, (Ée voMefare r.a tale riguardo per il Governo si fu quella di mandare costi agenti segreti per fini speciali; riserva per verità che io avrei potuto combattere, ma noi feci, riflettendo non solo che sarebbe stato tempo gittato, ma che in concreto non avrebbe avuto una grave importanza.
Dipenderà d'altronde in gran parte da voi che l'applicazione di tale riserva non possa riuscire né funesta al paese, né incomoda a