Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1927>   pagina <262>
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2Ó2 Eugenio Casanova
<k lettere. Che dire? Se per vivere avessi io bisogno dell'opera vostra, sarei già cadavere spolpato e imputridito. Mi duole solo de' rimpro- veri giustissimi a cui sono esposto per aver voluto contare e far con- tare sulla vostra buona volontà ed operosità. Pazienza! Ho l'anima <c così fatta che si tormenta, non si abatte e si incarognisce per que-<< sto; ho forza e longanimità da poterne fare baratto. Posso dirlo a te senza orgoglio.
M'avvedo che la lettera che volevo scriverti per distrarmi e per scuoterti comincia a pungere di fiele. L'è un umore che domina su' fluidi che scorrono di questo tempo nel mio corpo, non senza per- che. Quindi fo punto per ora. Addio; a rivederci. Sta sano.
8 marzo.
Ricevetti ier l'altro una lettera messa alla posta d'Antibo, scritta in Girgenti da mio fratello Antonino. Mi rassicura un pochino sul conto di mio padre; ma mi parla della malattia di mia madre e d'una mia sorella, assicurandomi che or sono ristabilite. Così il Cielo lo voglia! Egli è stato messo in libertà con Melchiorre Vetrano il 6 di febbraio e sperava far" ritorno in famiglia. Si ricorda di te e di Giovannino e mi incarica di salutarti amorevolmente. Quei di li non si scordano di noi, che non pensiamo un fico a lorol
Io penso a non protrarre di molto la mia dimora qui ove mi annoio e sto male sotto questo cielo. Se sarò assicurato tra non molto, come spero, sulla salute di mio Padre, e se mi si manderà quello che ho domandato e la mia famiglia non si sottrarrà a nes- sun sacrifizio per me, al più tardi in aprile partirò per Londra. Bar-c tolucci probabilmente verrà con me. Che te ne pare?
Ti riconfermo la mia del 27 su cui insisto irrevocabilmente
Tuo fratello SAVERIO
Parigi, .14 marzo 52. Rosolino!
... Io per tante angustie, che avrebbero dovuto spezzarmi l'anima, ed anche quando ho a tremare per la vita di mio padre!! non ho lasciato di interessarmi degli amici e delle loro avventure. Essi, né una parola per me, e né la pena di assicurarmi al proprio riguardo! Che dir poi, non dirò della indifferenza, ma dell'abbandono intero degli affari? È la sola cosa di che vi chiami colpevoli e di che io non m'induco a