Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1927>   pagina <264>
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264 Eugenio Casanova
che qui ai conoscono poco e male fateci arrivare di tanto in tanto giornale che credete dovesse leggersi curando, di francarlo alla po- sta. Addio.
SAVERIO
Parigi, 23 maggio 1852,
(Spéra che l'aria di campagna gli giovi, ma pretende essere in- formato del progresso).
Ti avverto che, quando dovrai scrivere all'amico John a Londra; facessi poi dì meno di nominarlo nell'intestatura o nel pieno; chia- mandolo: Caro F. Comprenderai benissimo che allora potresti far di meno di scrivergli in Londra. Ancora: quando dovrai parlare dell'altro amico [Comitato Siciliano'], potrai chiamarlo col nome suo Cajo. Ti av- verto questo, capisci, non per me, che ci tengo poco, ma per qualche altro che me l'ha avvertito, Mi hai accennato di una lettera ricevuta dal nostro nuovo amico di famiglia [Lentini], né mi parli del continuato. Pare che ti sii angustiato che scriva da energumeno e che tu vorresti rispondergli risentito. Credo che ti avvisi male. Io non penserei che a ringraziarlo, ammirandolo, e a confortarlo. Se ci fosse delle osservazioni da fargli dovrebbero essere senza risentimento, parlando solo della difficoltà delle condizioni che non ci permettono di far tutto quello che si vorrebbe. Ma dovrebbe deferirsi alla infelice situazione di quei nostro fratello. Consideriamo, mio Rosolino, cosa diremmo o scrive-, remmo noi nella stessa posizione 1
Sento del conto; e non approvo tutta quella importanza che dai a qualche parola che un uomo, come te, dovrebbe lasciar passare senza onorarla neanche del disprezzo. Io ti parlo francamente come mi pare che il debba per te e per me. Tu monti subito in furia per nulla.
Sento con dispiacere e trovo irregolare che sia stato avvertito con ritardo che non si siano esatte le somme, che ci avevate fatto sperare. Suppongo che la tua lontananza abbia contribuito a quella << mancanza. Come volete che si sostenga la povera famiglia? Dici che dopo la disgrazia, che io, cme ti ho scritto, non rimpiango, ci sia stato dello sconforto.
Mio caro, gli uomini, che non navigano col vento in poppa, non saran chiamati marinari. Io vorrei che si tenesse conto di ciò: vorrei che ci sapessimo conoscere nel tempo della burrasca, e che si segnalasse senza riguardo chi non sa stare al mare. È bene che ci contassimo per noi e per gli altri; Ti pare che si resterebbe in pochi?