Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1927>   pagina <268>
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Eugenio Casanova
ha il coraggio i postillare!: ÌÌ eaj-i polli, etc. etc. ed altro, nel < carnovale, sono oltremodo cari ! Oh, quei tempii
Eppure, quanti pochi fra gli esuli potevano pagare simili somme !
Lo Zuppetta, accompagnando al Pilo un suo lavo*, concludeva: Non ti affranco la lettera, perchè tu sei meno povero di me . E Francesco Crispi, il 18 delio stesso mese, dopo avergli malinconica­mente confessato di non avere da quattro giorni potuto per mancanza di denaro ritrare dall' ufficio postale la propria corrispondenza, soggiun­geva: Tu, che sei stato lungamente in questa, potrai parlargli a Peppino Reggio della posizione degli emigrati in Torino. Vera-K mente, non abbiamo di che essere contenti; e le probabilità di one- stamente vivere ogni giorno vengono meno. E proprio da perdere la testa. Tre anni fa, era possibile, se non altro per mezzo del Comi- tato, di non provar la fame. Ma, oggi, che anche di questo mezzo <c nott si può far uso, le cose van troppo male... .
Tutte quelle angoscie ammutolivano le genti; e mentre Genova taceva e col suo silenzio irritava il nervosismo del Friscia, che prote­stava di non aver detto né scritto cosa da fargli perdere la stima de­gli amici; mente Rosalino era più che mai distratto dai suoi amori, dalla sua malferma salute, dai suoi incessanti incidenti coi suoi soliti avversari, il Comitato di Parigi diventava più muto che mai; raramente si adunava; non osava quasi più dar segno di vita ed accettava, per non farsi scoprire dalla polizia francese, di essere nel carteggio deno­minato col pseudonimo di Cajo, meritandosi negli sfoghi intimi di Save­rio una sequela di anatemi, peggiori, se possibile, di quelli sinora sca­raventatigli addosso. Era già virtualmente sciolto e morto. Qualche raro sussultò lo agitava, però, ancora, non per destarlo della sua inerzia, ma per avvinghiarlo, come un naufrago, a tutti i pretesti, atti ad impu­tare altrui la propria incapacità, e, così, tentare di scusarsi.
P.(arigi), 18 aprile 1852. Carissimi Amici,
Ricevemmo esattamente la vostra degli 8 dello scorso che vi fu accusata da Saverio, non offrendo materia ed importante riscontro per parte nostra. Però speravamo che essa fosse stata seguita da al- tre che ci avessero parlato delle corrispondenze colla famiglia dell'in- terno e di quant'altro poteva riguardare gli affari sociali: per lo meno < della risposta avutavi alla lettera che supponiamo essere stata da voi consegnata a L. G.
Vi dichiamo francamente che noi che potevamo poco per noi,
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