Rassegna storica del Risorgimento

1849-1852 ; DUE SICILIE (REGNO DELLE) ; EMIGRAZIONE POLITICA ;
anno <1927>   pagina <273>
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// Comitato centrale siciliano di Palermo (184.9-1852) 273
sponsabilità della propria opinione. E quindi si verificarono più frequenti le riluttanze, le opposizioni, le diserzioni. Gli aderenti scemarono di nu­mero: rimasero forse i migliori, almeno per allora.
E, fra questi, coloro, che sono più accesi e vogliono operare ad ogni costo, incontrano parecchie di quelle ripulse, purché si rivolgano ad antichi compagni e persino a questi migliori, per ottenerne l'ade­sione, la collaborazione all'impresa meditata dal Maestro. Anzi, corrono spesso il rischio di essere fraintesi, ritenuti per armeggioni, che vo­gliano eccellere o capeggiare.
Fra i nostri conoscenti, vediamo il Friscia incappare in tale disav­ventura, non ostante la purezza delle sue intenzioni. Visto cadere l'o­diato Comitato, credette bastasse mutarne l'indirizzo per ottenerne il concorso dell'intera emigrazione. Si avvicinò all'incaricato mazziniano, che lo mise in relazione diretta col Mazzini e lo introdusse presso un'a-colta di profughi dai sentimenti prettamente repubblicani unitari; che, non meno del Maestro, lo invitò a raggruppare i siciliani e prepararli alla riscossa. Ma a Parigi, in Francia, in Sardegna non trovò se non tepidezza, tentennamenti, rifiuti. Perfino gli esuli di Genova, cotanto benemeriti, persino Rosalino Pilo, non risposero a dovere alle sue esor­tazioni. Era stanchezza? era sfiducia ? Tergiversavano certamente per la certezza di non essere pronti a quel che si domandava, e di saper meno che mai pronti gl'isolani, in quei giorni più perseguitati quasi di prima.
Ma quello scarso entusiasmo era ben poca cosa di fronte ai sospetti che la di lui operosità fece nascere altrove. Il Bagnasco, il Tamajo, il Vergara stesso uscendo dal carcere, si adombrarono principalmente, delle relazioni, che dubitavano il Friscia avesse col Calvi, col Pellegrino e, fra gli altri, con Gabriele Carnazza, ch'era stato, in verità, il solo ad aderire alle sue idee. Manifestarono più o meno chiaramente i loro sen­timenti; ed egli fu costretto a rispondere con vivacità, e a spiegare la propria condotta.
Parigi, 14 maggio 1852, Rosolino carissimo,
Ebbi le tue due carissime lettere del 5 maggio e 29 aprile, l'una, debitamente a casa; e l'altra che reclamai alla gran posta dietro tuo avviso. Dell'acclusa per Caio e di quant'altro a riguardo d'esso tu scri- vevi, che regolarmente, gli ho fatto vedere e sapere, non se ne parli : Caio, di sempre gloriósa, kMdana,, ; sepellito !
Ti dirò degli accidenti; che misero termine alla di lui affannosa agonia.