Rassegna storica del Risorgimento

PROCESSI ; MENOTTI CIRO
anno <1927>   pagina <322>
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322 Guido Ruffini
giudici e dalle notizie pubblicate nel Monitore Modenese durante la rivoluzione. Da queste ammissioni la sua tesi defensionale riusciva stron­cata ed invano fu ripresa poi, come ultima ratio dal difensore.
Il vanto dell'inquirente di aver indotto il prigioniero a confessare è ben misero se si pon mente che il prigioniero si ridusse ad ammet­tere fatti noti e provati, senza pregiudicare i suoi complici, tutti pro­fughi, mentre sulle società .segrete' e sulla provenienza dei fondi, gli unici due punti sui quali egli avrebbe potuto soddisfare le richieste dei giudici, egli lascia lo Zerbini che non è riuscito ad avere alcun lume, dibattersi in congetture.
Questi ricostruisce la storia della congiura nel periodo dello svi­luppo prettamente liberale (ottobre p - gennaio '31) precisandone la dipendenza dal comitato italiano di Parigi ed il legame col movi­mento europeo. Rileva il proselitismo coltivato dal Menotti, i vincoli coi cospiratori degli stati limitrofi, la finalità nazionale e repubblicana dei moti dimostrata dal noto progetto di proclama, fa "la storia delle disposizioni prese dall'imputato: (organizzazione, armi, denaro), per con­cludere con l'impossibilità che la rivoluzione in atto avrebbe potuto volgersi agli scopi pretesi dall' imputato.
L'abbondanza delle deduzioni atte a controbattere l'argomento di­fensivo del Menotti appare, in sede di relazione, intesa a tranquilliz­zare il principe che nessun accenno indiscreto aveva turbato le orec­chie dei fedeli giudici e che essi avevano fatto piena giustizia della infernale premeditazione dell'astutissimo inquisito.
Dalla relazione appare chiaro che i costituti Menotti non possono avere l'interesse che avrebbero assunto se l'imputato, disperato della sua sorte, avesse impresa, avvalorandola della sua testimonianza e cogli accenti della sua franchezza, la narrazione che rese il fratello Celeste ai giudici austriaci.
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Quali potevano essere in queste condizioni le risorse della difesa?
Noi troviamo nelle carte del Ricci i segni della sua ansiosa pre­occupazione. Chiamato d'ufficio ad un compito che le condizioni del­l'ambiente rendevano assai grave, e che egli sente forse superiore alle sue forze, cerca il contatto con un uomo di legge (1). Una speranza
(1) L'avv. Giacomo De Giacomi come provano note di suo pugno, inse­rite qua e là nelle carte Ricci, Noto professionista modenese, l'avv. De Gia­comi era nel '31 circa trentenne.