Rassegna storica del Risorgimento
PROCESSI ; MENOTTI CIRO
anno
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1927
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// processo Menotti
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giungere non poteva a sostenere si enorme peso e quindi sarà giocoforza, e di ragione il ritenere che dall'Estero, e per fini meramente politici pervenissero, e pervengano i danari nella, dolorosa catastrofe, animatori al delitto, ed alla sovversione di Monarchici Governi.
Nell'inganno il più fraudolento e solo proprio della nefandissima setta rivoluzionaria, che indagatrice de mezzi i più turpi, e scellerati per riescire nell1 intento, e per difendere se stessa, espicò nella sua callidità un mezzo incognito fino ad ora nella storia criminale, quello Gioè di far credere, che la rivolta fosse promossa con tacita scienza de' Regnanti d'Italia per essere ad essi fatto conoscere, che lo scopo della ribellione era quello di elevarli a più alta dignità, ed a più esteso impero.
Questa infernale premeditazione, ed architettata al trino effetto di sedurre i tìmidi, e gli ignoranti, e di colludere, ed impedire la sorveglianza ed i riflessi delle coalizzate Potenze, e di difendersi nel caso di processo, quanto per se stessa presentava allo sguardo dell'Essere ragionevole l'assoluta sua inesecuzione, altrettanto mi fu facile il distrugerla a fronte non solo dell'audace Inquisito Menotti, che a suoi complici soci nella premeditazione difensiva stessa, a segno tale di farle conoscere l'inutilità di tal meschino suffraggio col confronto della verità, e del fatto.
Abbandonò il Menotti dopo il secondo Costituto una tale deduzione a difesa od a pretesa minorazione del da esso confessato gravissimo delitto all'affacciaraento delle Processuali risultanze con precisa diligenza raccòlte; e che a chiara luce di meriggio escludono la preesistenza dell'affacciata ed in oggi abbandonata difensiva eccezione. Difatti le Processuali risultanze che si desumono dalle azioni praticate dai Ribelli, e segnatamente dal Menotti tanto avanti, che dopo, ed in concomitanza del delitto, ci presentano che se vi fosse stata una sola idea di questa esaltazione, non emergerebbero dagl'Atti le seguenti riflessioni di fatto.
Che un agente di un Rivoluzionario Comitato esistente in Parigi, da esso dichiarato l'anima, ed il movente delle inique e ree sue azioni, non solo non poteva disporre dì un sistema futuro, ma nemmeno pensarlo, poiché si opponeva, e la di lui sommessione, e l'impossibilità di far piegare a suoi cenni, ed a suoi desideri coloro, che da una superiorità illimitata, ed invincibile per esso avevano calcolato sui destini d'Italia a stabilirne le forme, ed il Governo diversi dall'affacciato regime.
Che non avrebbe Esso (come i suoi complici confessarono limpidamente) esteso il piano della rivolta coU'armare tutti i congiurati tanto