Rassegna storica del Risorgimento

PROCESSI ; MENOTTI CIRO
anno <1927>   pagina <334>
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Guido Ruffìni
della Capitale, che delle Comuni, ed animali gli Esteri a coadiuvarlo e disporli al Massacro de Ministri, delle Truppe, (ed alla violenza contro del suo Monarca, e della Reale sua famiglia.
Che non avrebbe nell'atto dell'attacco per parte delle fedeli truppe del suo sovrano animati i Congiurati tutti ad un'ostinata resistenza per la quale ne avvenne la morte dì diversi sventurati militari, e vi si per­sistette fino a che pertugiata dall'Artiglieria la Casa si conobbe che una più lunga opposizione cagionava ad essi tutti un' inevitabile morte, toc­che credevano in parte di evitare dalla conaturale clemenza del suo Principe, sempre usata da esso, e purtroppo inutile al presente.
Che all'atto del suo arresto come Esso sostiene fra gli affanni né quali si trovava, non avrebbe pensato a munirsi di potentissimo veleno da me poscia rinvenutole nel suo berretto, all' unico scopo di levarsi la vita, e privare così la Giustizia dall'olocausto delle sue prescrizioni, e della pubblica vendetta, giacché tutta doveva avere la lusinga di un'im­punità nella preesistenza del sognato, e chiaramente falso suo pensiero.
Che non si sarebbe occultata a suoi complici confessa e condan­nati a morte, da quali si ricavò in limpida confessione il suacennato barbaro piano totalmente contrario all'astuto detto del Menotti.
Che manifesta rendesi l'astuzia allorquando si rileva dagli Atti, che altri cospiratori sparsi nell' Italia, e segnatamente in Firenze spar­gevano che la Corona d'Italia da riporsi su di un fantasma regio 'ca­dere doveva o sul Capo del Principe di Carignano o su quello del Gran Duca di Toscana, diversificando così a norma della bisogna l'in­dicazione del Re che doveva essere il loro zimbello.
Che chiara poi sì rende l'astuzia dell'inquisito Menotti colla let­tura di recente lettera scrittale con simpatico inchiostro da esso rico­nosciuta, e da me poscia rilevata con piena sua approvazione del fatto trasporto nel Costituto, e scrittale dai Capi Maroncelli sotto il finto nome di Illiette; dalle quali si rileva il pieno concerto di rendere li­bera Indipendente l'Italia coll'oppressìone dei Tiranni che la domina­vano.
Che se si fosse voluto, ed ideato soltanto che la rivoluzione non portasse che un'aggregazione, e quindi una sola diversità di Governo, duopo non vi sarebbe stato di preparare arme insidiose e da me pure rinvenute e disposte per esserne munito ogni cospiratore, poiché la stabi­lità-del Governo, e la rappresentanza di un Sovrano toglievano al pri­vato ogni diritto di concussione, e di strage sole conseguenze di un premeditato armamento di simile abominevole specie.
Che infine non avrebbe il Menotti con tanto studio e pazienza