Rassegna storica del Risorgimento

1817-1818 ; PROCESSI ; MARONCELLI PIERO
anno <1915>   pagina <241>
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Il processo Mcvì-tmùehU del mn-lx 241
le mancie [come in occasionel del Natale, e così mi bisogna] il mese di marzo già scono (Plktenda: i tìùQue mudi dovuti al pa­drone ài casa per Ù mantenimento IO febbraio IO marzo); e per l'una e per l'altra "bisogna, profitterò delle esibizioni del signor Mar-sigli, dettemi pitìna, e sempre ripètute, porcile egli è gentilissimo, ed io ne ò usato poche fOÌte fk Passa poi a lagnarsi del silenzio del fratello Cheoco, silenzio di oltre cinque mesi :: Mi è parso di dover commettere qui innesto luogo la mia querela, tra per tt dolore che ò di un silenzio, che trascendendo i limiti dell'onesto silenzio, si chiamerebbe pia tosto disprezzo, e per 1' incertezza che le mie lettere egli non le riceva e si perdano, onde mi fa esser sempre in pensiero. So i molti suoi studi, e le scuole, e l'aver sal­tato un anno : tutto ciò lo farà pieno di occupazioni ; ma, comunque, il suo silenzio è deplorevole. Camillo fa la stessa que­rimonia . Interessante è la poscritta: Pa/fe ohe le notizie siano venute, poiché quest'oggi . stato ad esaminarmi Martinelli, e non mi ha abbandonato che dopo tre ore, e tutto è stato per aver pi.iL "precise note del conto j e domani verrà per il resta* Spero bene*.1 Sei giorni dopo l'ultimo cótatiitto. cioè il 26 marzoj iii Maron-celli scrisse una lunga lettera al Martinelli. Oì è giunta, natural­ménte, soltanto la minuta, un pò disordinata : Signor Giudice Ono­rando j... questo mio fcrittO: tocca alcun pò di quelle cose da V.8. discorse nell'ultima apposizione del costituto 20 marzov che per essere stato 'lungo- -jtei ore, è Ì*V; jrvata in. pie, mi mancò la forza e la voglia dei dire >>. Qui il Maroncèlli si diffonde attorno al canto di San Giacomo, volendo dimostrare come esso non fosse aftatto,,vtpaa poesia di parole convenzionali, le quali altramente signiehino internamente da quel che mostrino nell'esterno : dico Che Dante, poiché gran parte delle parole di luì'sono adoperate nel canto dovrebbe dirsi ohe avesse usato di somigliante artifizio, e del mille e trecento conoscesse un dizionario supposto fc* S} in­dugia poi a dimostrare la perfetta innocenza nell'aver applicato nei Capitoli dell'Accademia agli utensili della tavola e alle vivande, delle voci musiche. Io trascuro tutto <Éo.>,e riporto l'ultima pai-te della ietterà, interessante soprattutto per ciò che riguarda la Sofitefa Mlfaniaa ... Dico ora come V Accademia
4 v 87- È la mltt. f manca di data e (li taOìvhzo, ma è ioniamente del 18 marzo e diretta al padre.
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